Il mondo moderno vive di dipendenze

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Non ci si può sicuramente aspettare, in una società in cui le dipendenze e i vizi vengono esaltati invece che combattuti, che i più piccoli non ne vengano coinvolti. I social e i videogiochi sono infatti le nuove droghe di molti giovanissimi, che trovano un illusorio riparo e conforto da una vita che non li sprona in senso positivo. 
Sono ben conosciute le varie ansie e problematiche che molti affrontano nella loro quotidianità a causa di un ambiente di lavoro malsano, relazioni tossiche, parziale o totale passività nella vita, scarsa cura del proprio corpo e della propria mente. Lo psicologo tenta di aiutare chi uno stile di vita così martellante, per ovvie ragioni, non riesce a sopportare, ma non sarà tale figura professionale del mondo moderno a risolvere problematiche causate proprio da questo mondo moderno
Il problema alla base di una vita considerata così insopportabile, che di conseguenza porta al rifugiarsi in dipendenze di ogni tipo, sta nell’uomo che ha escluso il Principio dalla propria vita, o sarebbe meglio dire che tenta di escluderlo, seppur esso sia sempre presente.
Una vita vissuta prettamente in senso orizzontale non può condurre alla serenità e alla vera gioia, ma solo a brevi momenti di euforia, in cui ognuno viene agito e mai agisce. Ecco che in tale contesto drammatico i più fragili, come appunto i bambini ed i giovani, recepiscono maggiormente il malessere che questa società emana, e in assenza di anticorpi si chiudono in sé stessi.
Una vita proiettata verticalmente è l’unica via per una vita gioiosa, in cui i problemi non cesseranno, ma potranno e dovranno essere interpretati come sfide. Ogni difficoltà sarà una benedizione che metterà alla prova il nostro ego, e ci permetterà di amare ogni manifestazione della vita, in quanto divina.

(tratto da corriere.it) – Dipendenze nei giovani: disagio amplificato dall’uso smodato dei social

Diventare grandi a volte è un percorso a ostacoli che può bloccare. Aspettative dei genitori, giudizi dai social e la voglia di trasgredire. Ma i ragazzi possono uscirne

Quella dei nativi digitali (nati tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila) è una generazione sempre più esposta ai rischi della rete. Secondo uno studio promosso dal Dipartimento delle Politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri e dal Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità, su un campione di più di 8.700 studenti tra 11 e 17 anni, il 2,5% (circa 99.600 studenti italiani) presenta caratteristiche compatibili con una dipendenza da social media e il 12% (circa 480mila studenti) è a rischio di sviluppare un disturbo da uso di videogiochi. Inoltre, l’1,8% degli alunni delle medie (circa 30.175 adolescenti delle scuole medie) e l’1,6% di quelli delle superiori (circa 35.792 ragazzi) sono arrivati a vivere una condizione di isolamento sociale volontario nella loro camera (hikikomori), con prevalenza più alta tra le ragazze.

L’uso smodato dei social

Il disagio può nascere in questa generazione anche dall’uso smodato dei social che si inserisce in un momento peculiare della vita dei ragazzi che sono alle prese con la fatica di diventare grandi. «In età evolutiva il policonsumo di droghe e i comportamenti di abuso non vanno resi patologici. Non si può, dunque, parlare di condotte dipendenti già strutturate come negli adulti, se non in rari casi. Il cervello è ancora in fase di costruzione e l’identità personale è in formazione. L’uso problematico di sostanze e di internet può essere risolto se si lavora sul disagio sottostante e sui compiti evoluti cui tenta di rispondere» dichiara Paola Coppin, medico psicoterapeuta, responsabile del servizio Diagnosi e trattamento precoce per i giovani tra 14 e 24 anni dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano.

Sentirsi grandi e diventarlo: ansia da aspettative e giudizi dei pari

«L’adolescente fuma cannabis, beve e assume cocaina per sentirsi grande, più disinvolto ed entrare a far parte del gruppo dei pari, oppure a scopo trasgressivo per staccarsi dalla famiglia, o, ancora, per evadere da dolore, fatica, delusione, ansia da prestazione» spiega Coppin. Alla base c’è una difficoltà a diventare grandi. «In questi ragazzi va riattivato il percorso evolutivo, che si è bloccato mettendoli in crisi» sottolinea Antonina Contino, psicoterapeuta, responsabile del servizio under 25 Androna giovani dell’Azienda sanitaria di Trieste. Ma quali sono le sfide evolutive a cui i ragazzi cercano di assolvere aggrappandosi a droghe, alcol e gioco d’azzardo? «Sono quelle che devono affrontare per effettuare il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Riguardano il processo di separazione dai genitori e la formazione dell’identità individuale, la mentalizzazione del sé corporeo, cioè l’accettazione del cambiamento fisico in pubertà e l’identificazione con il corpo nuovo, e la nascita sociale, intesa come la costruzione di un sistema di valori che guida le azioni e le scelte personali — spiega Contino —. Oggi gli adolescenti fanno più fatica a crescere. Risentono tantissimo del giudizio degli altri a causa dell’uso smodato dei social, in cui sono esposti a like, commenti e valutazioni anche da parte di perfetti sconosciuti. In più molti genitori caricano di aspettative altissime i loro figli fin da piccoli, non sanno apprezzarli per chi realmente sono e questi smettono di sentirsi protagonisti della loro vita e non sanno chi sono. A volte, invece, succede che l’adulto di riferimento, che dovrebbe fare il tifo per il ragazzo, è talmente preso da sé stesso che non lo vede».