La politica si è venduta il futuro dell’Italia

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Se la logica della giustizia autentica e assoluta non la si può ritrovare nel dominio del moralismo borghese, la “cultura del rispetto” è, invece, una delle più plateali manifestazioni e applicazioni di questa deriva ideologica. Di fronte a questa constatazione e sostituzione del concetto di Giustizia con uno di borghese “rispetto”, però, ciò che (non) stupisce è come i voltagabbana della politica italiana, i riformatori d’Italia, non si siano fatti scappare nemmeno questa occasione per continuare l’operazione di sbiancamento politico con un pizzico di antifascismo.
Ma tra questi intrecci di potere, a farne le spese sono i giovani italiani e di conseguenza il futuro del nostro Paese: una generazione già fiaccata dallo sradicamento e dall’alienazione, dalla depressione e dalla violenza, dalla virtualità e dall’apatia, trova come risposta ai suoi disagi ulteriore instabilità, caos e ingiustizia.
Ci torna in mente l’“illuminante” scelta del ministro Valditara – che addirittura se ne vanta – di riformare e porre a fondamento dell’istruzione italiana il rispetto e il merito. 
«E cosa c’è di sbagliato?», si potrebbe obiettare. Peccato che il rispetto, come espressione di un borghese moralismo, di snaturamento degli equilibri umani, di un livellamento finto-democratico, costruttore di alibi e giustificazioni, di nuovi diritti e negazioni dell’ovvio; il merito, come espressione di ingiustizia sociale, della quantità sovrana, dell’individualismo, della logica del profitto e del perbenismo.
È questo lo scenario in cui il “responsabile dell’istruzione” intende puntare alla “cultura del rispetto”, alla scuola del merito e al rovesciamento dell’«impostazione fascista che metteva la persona al servizio dello stato» (un’affermazione, tra l’altro, che puzza molto di ennesima marchetta politica di un governo che di destra, della vera destra, ormai ha veramente poco).
La “scuola costituzionale” di Valditara legittima così le classi come luoghi di indottrinamento sovversivo: sotto l’altisonante e lusinghiero slogan “le persone al centro” rischia di celarsi uno scenario di promiscuità, psicologismo, difesa delle devianze e promozione delle fragilità.
In realtà, il caro ministro una cosa buona l’ha fatta, cioè puntare di nuovo i riflettori su uno dei cardini del fascismo: l’uomo al servizio dello Stato e della comunità.
Un concetto che trascende il becero utilitarismo evocato dalla costituzione italiana, per la quale il lavoro è l’unico fondamento della dignità del cittadino, negando all’uomo ogni altra possibilità di realizzazione e riducendolo ad una dimensione materialistica e orizzontale.
Un concetto, quello dell’uomo al servizio dello stato, che mette al centro un destino e un futuro, un’eredità e un dovere; un concetto che mette al centro la comunità alla quale si appartiene, le sue tradizioni, le sue attitudini e potenzialità; un concetto che mette al centro la qualità al posto della quantità, la concezione organica della società al posto del cinico liberismo, la gerarchia spirituale al posto delle patetiche scalate sociali.
Un concetto, quello dell’uomo al servizio dello Stato e della comunità, di esempio che si propaga come un incendio nel tessuto sociale, di fedeltà e lealtà, di ordine e disciplina. 
Ma, più di ogni altra cosa, “servire” un ideale superiore è un’espressione di giustizia, autentica e solare, riflesso della verità e della pace sociale poiché incorruttibile e potente fucina per giovani anime.
Al posto del concetto di servizio, dunque – capace di forgiare i giovani ed essere strumento di valida risposta agli squilibri e all’atroce destino cui è condannata la nostra e le prossime generazione tanto assetate di Verità e Giustizia -, è stato scelto quello del rispetto, come rappresentazione di un grande alibi di un’intera classe politica che ha liquidato per qualche dollaro (antifascista) in più il futuro dell’Italia.
I giovani italiani, dunque, sono stati definitivamente scaricati dalla politica e abbandonati a loro stessi, fra gruppi di “auto-riflessione” sessuale, sportelli di supporto psicologico nelle scuole, ingiustizie, menzogne e fregnacce.
Signor ministro, se per lei questo vuol dire “mettere la persona al centro”…