Tua moglie è morta, e te lo diciamo via e-mail

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È ormai chiaro che la più folle e degenerata fantasia abbia superato la realtà. Un terribile evento di cronaca ha infatti scosso le coscienze degli Italiani, o almeno si spera. Una donna torinese, incapace di sopportare la grave e dolorosa perdita del figlio morto a causa di una malattia degenerativa, si è suicidata in una clinica in Svizzera. Il tutto, però, all’oscuro dei famigliari e dello stesso marito che si è visto arrivare la notifica dell’accaduto via posta elettronica. Praticamente, via e-mail. 
Non una chiamata, una lettera, ma una e-mail: tua moglie è morta e te lo diciamo via mail. 
Già di per sé assurda come cosa, è bene d’altra parte non soffermarsi sul lato, per quanto orribile, della notifica tramite posta elettronica. Dobbiamo concentrarci sull’evento tragico di per sé: ovvero la scelta di una madre, sofferente, di affidarsi al ‘suicidio assistito’, come va di moda chiamarlo ora, o, falsamente ‘eutanasia’, ovvero ‘bella morte’ se si guarda all’etimologia della parola. 
In verità cosa c’è di ‘bello’ nel rinunciare, di nascosto, lontano dai propri affetti e in una clinica specializzata nell’uccidere esseri umani, alla propria vita!? Dovendo pure pagare per il servizio richiesto. 
È questo che, certe persone, vogliono per l’Italia del futuro? Vogliono esportare qui questa orribile pratica? Senza mettere in dubbio la sofferenza delle altre persone, è giusto combattere contro queste pratiche de-umanizzanti, che trattano la vita e la morte come incidenti casuali, come problemi ed errori a che si possono sistemare con un click. La vita non è un click, è molto di più.

(tratto da torinotoday.it) – Donna torinese ricorre al suicidio assistito in Svizzera: il marito avvisato con una mail

La storia è stata raccontata dal marito al quotidiano La Repubblica

Una donna torinese di 55 anni  è ricorsa al suicidio assistito in Svizzera. La donna è morta lo scorso 12 ottobre e i familiari sarebbero stati all’oscuro della cosa. A raccontare la storia è stato il marito che ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica. Poco prima della morte l’avvocato della donna avrebbe ricevuto un messaggio da un numero di telefono anonimo con le ultime volontà della donna che avrebbe chiesto di regalare i vestiti in beneficenza e affidare al marito l’urna con le ceneri del figlio precocemente mancato. 

La comunicazione della morte della donna sarebbe stata effettuata al marito tramite una mail inoltrata dalla clinica a suicidio avvenuto. Il marito a Repubblica ha detto: “Già a luglio mia cognata aveva scoperto che Marta stava andando in una clinica svizzera nella quale si pratica il suicidio assistito. Abbiamo raggiunto Marta e l’abbiamo fatta ragionare. Ci aveva tranquillizzati, assicurandoci di avere accantonato l’idea”. La donna era caduta in depressione dopo la morte del figlio per una malattia degenerativa.