Rocco Siffredi: se non ci fosse Netflix…

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Se non ci fosse Netflix, che lo ha pagato per produrre una serie tv su di lui e ha speso molti altri soldi per ingaggiare Alessandro Borghi…
Se non ci fosse il Business della Pornografia, che ha bisogno di una personaggio come Rocco Siffredi per continuare a diffondere sottilmente e meschinamente le perversioni della sessualità, spesso in forma di violenza dell’uomo sulla donna…
Se non fosse che gli ‘eroi moderni’ sono solo uomini che scopano come conigli, desiderosi impazienti di penetrare qualsiasi cosa abbia un foro… 
Se non fosse che Rocco Siffredi, con le sue ammesse patologie mentali, è pienamente strumentale al mondo moderno, che vuole i giovani incollati allo schermo in preda all’onanismo, incapaci di vivere la propria sessualità con dignità e coraggio…
Se non fosse tutto questo, alle notizie che stanno uscendo in merito ai rapporti – non sessuali – intercorsi tra Rocco Siffredi e una giornalista, sarebbe automaticamente conseguita la rivolta mediatica contro il porno attore.
Invece: dove sono le femministe? Dove sono le transfemministe? Dove sono Repubblica, Corriere, la Boldrini, la Marzano e compari a denunciare l’accaduto? Perché non vola una mosca?
Chiunque altro fosse stato – pensate a qualche attore o politico, magari anche non allineato all’ideologia woke, dunque non-utile al sistema – sarebbe già finito bersagliato di merda e denunce, accuse da parte di donne che “oh, guarda, anche a me una volta è successo che…”, accuse di “mascolinità tossica”. Invece, tutte mute, tutte zitte e, se anche qualcuno parla, il sistema mediatico mette tutto a tacere.
Perché la figura del porno attore, che promuove e alimenta l’idea che il “porno è l’unica via”, è indispensabile. E non lo si può perdere per la denuncia di una giornalista qualunque…
Rocco, ti è andata bene, sei un protetto del sistema.

Tratto da Repubblica.it di Romina Marcecaù

Piange al telefono Alisa Toaff e dice: “Questa storia mi sta distruggendo come donna, come madre e come professionista. Sono anche state pubblicate interviste mai rilasciate e adesso sono costretta a denunciare colleghi tra i quali c’è chi mi sta offendendo sui social”, racconta e non riesce a trovare la calma “nonostante faccia questo mestiere da quasi un trentennio”.

Alisa Toaff è la giornalista dell’agenzia Adnkronos che tre giorni fa ha denunciato il porno attore Rocco Siffredi per molestie sessuali e adesso ha deciso di parlare con nome e cognome: “Non mi interessa apparire però esco allo scoperto perché sono stata pesantemente offesa. Non ho nulla da nascondere e tutto quello che vi sto dicendo è vero”.

Può spiegarci perché inizia tutta questa storia?

“Ci tengo molto a dire che Siffredi con me è stato molto gentile quando l’ho contattato nel dicembre 2023 telefonicamente. Volevo intervistarlo per la serie Supersex che sarebbe uscita su Netflix. Lui mi ha risposto di chiedere a Netflix che mi ha accordato un colloquio con lui che però è saltato. Allora l’ho chiamato e lui mi ha risposto: “Te la do lo stesso l’intervista”. Fino a questo momento tutto bene, lui era molto gentile”.

Cosa accade poi?

“A marzo, il 15, ci incontriamo all’hotel “Parco dei principi” di Roma per l’intervista. Dopo averla riletta, lui ritratta la parte su Alessandro Borghi. Mi aveva detto che Borghi era cupo nel film, che non si riconosceva nel sesso e nell’interpretazione. Poi mi ha fatto cambiare, allora abbiamo deciso in redazione di levare tutta la parte attinente alla serie tv come lui aveva chiesto. Proprio per evitare problemi, lui aveva chiaro anche il titolo. E poi, ripeto, tutto è stato registrato e sbobinato”.

Cosa l’ha spinta alla denuncia?

“Fino a quando ci sono complimenti poco graditi, di solito ci passo sopra. Ma lui mi ha colpita nella mia dignità di donna, di giornalista, di professionista. Dopo l’uscita dell’intervista mi ha bombardata di messaggi. Gli ultimi due sono stati i più pesanti. Uno è questo: ‘Ultimo messaggio, a te credo che ti manchi il c…o perché se una donna arriva ad essere così vuol dire che il c…o gli manca per davvero, ecco fatti una pausa, fatti una scorpacciata di c…i e imparerai ad essere una persona normale’. Non è accettabile che accada una cosa del genere mentre si sta lavorando solo perché sono una donna. Se fossi stata un uomo? Si sarebbe comportato così? Questo è un atteggiamento sessista e soprattutto molesto. Per questo l’ho denunciato”.

Quando?

“Quella stessa sera, era il 18 marzo, e l’intervista era stata pubblicata sul nostro sito, sono iniziati gli insulti. “Non sei una giornalista, sei un’approfittatrice per vendere i tuoi articolini, gonfiati, dove ci metti tanto del tuo e appesantisci, sei talmente piena di voler appesantire che togli di qua perché te lo ha detto il direttore e aggiungi di là, vabbè buona vita woman”, era uno dei primi. Io rispondo che ero basita. Ma lui continua”.

Ma aveva riletto l’intervista?

“Sì certo, glielo avevo inviata. Posso documentare tutto. Ha continuato a scrivermi tutta la sera dalle 19 alle 22, una vera persecuzione. Poi ha ammesso che l’intervista alla fine andava bene. Prima mi offende e poi mi chiede scusa con parole che mi sono sembrate di una persona che in quel momento non stava bene. Mi diceva: “Alisa, lo so che penserai che sono pazzo, ma tanto già lo pensi. Ho appena letto tutta l’intervista e niente. Non c’è nulla di tutto quello che avevo in testa e che mi ero immaginato. Non lo so perché ho queste allucinazioni, che vedo tutto male. Probabilmente dai, non lo so, scusami. Non hai scritto nulla di sbagliato. Mi dispiace”. Gli ho detto chiaramente che lo avrei denunciato per quelle parole”.

Le ha chiesto scusa?

“Non mi ha chiesto scusa come donna ma come giornalista. In questi giorni ha dichiarato il falso e, fatto gravissimo, ha spinto i colleghi a mettere il mio nome. Mi doveva chiedere scusa per come mi ha trattata come professionista”.

Avete una foto insieme dopo l’intervista che ha pubblicato sui social.

“Sì, come accade con mille altri intervistati. Io non l’ho abbracciato, abbiamo fatto una foto. Con me c’era un’amica e lo voleva conoscere. Non comprendo ancora di quale abbraccio parli lui”.

Ma lui l’ha mai toccata?

“Assolutamente no, non mi ha mai sfiorata. Insomma, non mi ha messo le mani addosso. Mi ha insultata e molestata verbalmente utilizzando il mio sesso per offendermi”.

Siffredi ha dichiarato che lei gli ha fatto domande sul sesso.

“Ma di cosa dovevamo parlare? Lui è un porno attore. A quella sulla moglie lui mi ha risposto pure e si trova sulla intervista. “Il sesso va molto meglio da quando ho smesso di farlo sul set”, mi ha detto. Cosa c’è di così assurdo?”.

Come sta adesso dopo tutto questo clamore?

“Mi dispiace che lui dica il falso alla stampa. Non transigo sulla mia correttezza. Lui mi ha detto che è un depresso e che lo è sempre stato e che ha fatto il porno attore per uscire dalla depressione. Ma è tutto registrato e consegnato alle autorità, anche l’intervista grezza. Sto molto male, soprattutto per le dichiarazioni uscite senza il mio benestare. L’unica intervista che volevo fare è con RepubblicaDandolo di Dagospia mi ha sovraesposta e sarà denunciato. Siffredi lo ha anche ringraziato. Assurdo. Mi ha offeso, ha messo in mezzo le mie origini e la mia famiglia. C’è un’aggravante: quello di odio religioso. Anche lui mi ha molestata. Sono arrabbiata”.