Ora anche le Mamme sono censurate!

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Nuovo scandalo per la Milano di Sala, la fashion metropoli internazionale, multietnica e multiculturale del PD lombardo. Questa volta la pietra dello scandalo è stata, difficile pensarlo e ancor di più crederlo, ma è andata proprio così: la statua di una Madre che allatta il suo bambino. Si, proprio così, ora pure le madri, le mamme, le donne, sono da censurare.
Perché? Ci chiediamo lecitamente, e la risposta la danno gli esperti della commissione del Comune di Milano che hanno valutato l’opera d’arte e hanno ritenuto che avrebbe avuto un impatto negativo in piazza Duse, nella zona di Porta Venezia.
Secondo questi esperti, l’opera in bronzo di una madre che allatta il figlio è un ‘pericolo’ perché non rappresenterebbe valori condivisibili da tutti i cittadini e cittadine”. I valori della maternità sono quindi per Sala e il suo staff una minaccia per l’ordine pubblico.
Questa volta la follia ideologica del mondo arcobaleno-LGBTQ+ sempre sostenuto da Sala e i suoi accoliti a Milano ha fatto però il salto più lungo della gamba: sono infatti piovute pesanti critiche sia da destra che da sinistra contro la scelta del comune.
Se la follia iconoclasta dei transfemministi e affini ha suscitato le critiche bipartisan dei politici possiamo sperare sia solo l’inizio di un generale risveglio, ma la speranza è vana se non coadiuvata da azioni concrete di chi la bussola non l’ha ancora persa.

(tgcom24.mediaset.it) – “La donna che allatta”, a Milano la statua della discordia bocciata dalla Commissione di esperti

L’opera di Vera Omodeo doveva essere collocata in un luogo pubblico ma la Commissione di esperti chiede che venga donata a un istituto religioso. Il motivo? “Valori non condivisibili da tutti”.

La Commissione di esperti del Comune di Milano che ha il compito di valutare la posa di opere d’arte di spazi pubblici ha dato parere negativo alla collocazione in piazza Duse, nella zona di Porta Venezia, di una statua in bronzo che rappresenta la maternità, con una donna che allatta il suo bambino, perché “non rappresenterebbe valori condivisibili da tutti i cittadini e cittadine”.

“Dal latte materno veniamo” è il titolo dell’opera in bronzo, divenuta della discordia, che la famiglia dell’artista Vera Omodeo avrebbe voluto donare alla città perché venisse esposta in una piazza, in particolare in quella dedicata a un’altra donna, Eleonora Duse.

 La Commissione invece, ha suggerito alla famiglia di donarla a “un istituto privato, ad esempio un ospedale o un istituto religioso, all’interno del quale sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose”.

“Non ci interessa rinchiuderla, in città ci sono solo due statue dedicate a donne e questa è anche stata realizzata da un’artista donna. Inoltre una donna parzialmente nuda non mi sembra affatto un soggetto religioso. Grazie al sindaco e all’assessore se riusciranno a trovare una collocazione all’opera”. La politica però attacca, a destra e a sinistra, con Silvia Sardone, eurodeputata della Lega che spiega come “una mamma che stringe al petto un bambino non può offendere nessuno che sia dotato di un briciolo di cervello”. Mentre il Pd con i consiglieri Alice Arienta e Luca Costamagna sottolinea come “la maternità come scelta di amore e libertà è un bene da tutelare e valorizzare. Non è cancellando la figura della maternità che si aiutano le donne”.