Cuib Femminile RAIDO | La rosa di Rita

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Dedichiamo questo contributo ad una donna, divenuta Santa, che è stata prima sposa, madre e sorella nel convento di Cascia e che ha fatto del Dono incondizionato e dell’Amore puro e senza limiti i suoi punti cardine, che l’hanno guidata, insieme alla Fede, per tutta la vita. 
Mario Polia ha dedicato un libro a Rita da cui abbiamo tratto il brano che leggerete, incentrato sul simbolismo della rosa, protagonista dell’ultima parte della vita di Rita e protagonista indiscussa in questo periodo dell’anno. Rosa quale simbolo di rinascita e di rigenerazione, oltreché di amore puro.

(…) Gli ultimi quattro anni della vita terrena della Santa furono segnati da una gravissima malattia, della quale le fonti non specificano la natura. Il Cavallucci scrive che la malattia, inviata a Rita dal suo Sposo ridusse Rita giacere a letto “per uno spazio di quattro anni continui”. Durante quel lungo periodo, specie verso la fine, l’ammalata mangiava poco e beveva ancor meno. Rita, comunque, anche in questo duro frangente, fu all’altezza della sua fama e sopporto queste ultime pene, prima della gloria, con tale pazienza da essere di esempio per tutte le consorelle.
Era talmente poco il nutrimento che ella riusciva a ingerire virgola che le monache credettero che solo l’ostia consacrata, ricevuta assiduamente, le permettesse di restare in vita durante l’ultimo inverno precedente la morte avvenne uno dei miracoli più famosi e virgola forse, il più commovente tra quelli che accompagnarono la vita della Santa.
Riportiamo integralmente il passo tratto dal Breve Racconto:
Quindi si compiacque Dio nostro signore di dar segni evidenti dell’amore, ch’egli portava alla sua diletta sposa. Nel più aspro rigore del verno essendo ogni cosa ricoperta di neve, una buona donna parente di Rita fu a visitarla; Nel partire le richiese se da casa sua voleua cosa alcuna.
Rispose Rita, ch’hauerebbe desiderata una rosa, e due fichi dell’horto suo. Sorrise la buona donna, credendo ch’ella deliberasse per la violenza del male, e se n’andò.
Giunta a casa, et entrata ad altro fine nell’horto, vide su le spine spogliate d’ogni e verdura, e cariche di neve una bellissima rosa, e su la pianta due fichi ben maturi; e rimasta attonita per la contrarietà della stagione, e per la qualità di quel freddissimo clima, veduti il fiore, ed i frutti miracolosi gli colse, ed a Rita portogli“.
Nella narrazione del P. Cavallucci, Rita dapprima chiese alla parente una rosa dal suo orto; Ricevuta la virgola la odoro rendendo grazie a cristo e virgola dopo averla passata alle consorelle, chiese di nuovo alla sua parente di portarle due fichi colti nel suo orticello. Quei fichi non solo furono visti e toccati dalle suore del monastero ma furono presentati anche alla gente di Cascia come ulteriore conferma della santità della morente.  
(…) Nel simbolismo cristiano la rosa è l’equivalente della Coppa che raccolse il sangue del Cristo, e la rosa selvatica, coi suoi cinque petali virgola e immagine delle cinque piaghe del Redentore.(…) Arcaico segno d’amore – nell’antica Roma la rosa era sacra a Venere – nel simbolismo cristiano conserva questa valenza, riferita però all’Amore di Dio e diviene simbolo di vittoria: i serti di rose che ornano la fronte dei santi dichiarano che essi hanno conseguito il Regno dell’Amore.
Per tutto il Medioevo la rosa fu considerata come simbolo di castità. L’araldica tradizionale decorava i blasoni dei religiosi con una corona di rami di rose bianche completi di foglie e spine, ad esprimere la castità che essi seppero conservare, pur fra le tribolazioni e le prove della vita terrena. La rosa, inoltre, compare in uno degli epiteti di Maria, Rosa Mystica, come simbolo di Purezza e Sapienza. (…) La rosa di Rita fiorisce in inverno.
Quando tutto è stretto nella morsa del gelo e i fiori vivono solo nel rimpianto della trascorsa primavera, sulla neve pura che copre il suo piccolo orto, sboccia il miracolo della rosa. Ad annunciare, nell’imminenza della sua morte, l’eterna primavera che le si dischiude e a mostrarle l’amore dello Sposo che contraccambia il suo amore fedele col proprio amore divino.
La relazione tra la rosa e la sapienza spirituale era già presente nei miti greci. Athena, la vergine figlia di Zeus, annunciatrice del pensiero del padre, nata adulta dalla sua testa, aveva visto la luce nell’isola di Rodi, isola delle rose. Apuleio, il giovane abbrutito in degradanti amori è tramutato in asino, riassume le sembianze umane mangiando delle rose del Roseto sacro a Iside punto ancora una volta la rosa simbolo di sapienza redentrice.(…) 
Tratto da “Santa Rita da Cascia, la vita e i luoghi”, di Mario Polia, Ed. San Paolo, 2010