Il guerriero vile sulla via del Samurai

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Il guerriero vile si affida soprattutto al suo capriccio e all’egoismo. Rimane coricato fino a tardi al mattino, ama oziare di pomeriggio, detesta lo studio. Quanto alle arti marziali (che ora si chiamano sport) non eccelle in alcuna; si vanta invece di essere artista, dilapida denaro con le donne, in pranzi e cene, da in pegno anche libri e dipinti che dovrebbe conservare con cura, sperpera il denaro altrui con grande facilità, è estremamente restio a saldare i propri debiti, si rovina la salute, si nutre smodatamente, beve sake in gran quantità e si dedica con fervore ai piaceri del sesso; agendo in tal modo non fa che consumare la propria vita, precipita in una condizione fisica in cui ogni sforzo è precluso; non sopporta più nulla e il suo animo debole e codardo s’infiacchisce sempre di più.
Il pensiero appena letto fu scritto da Yuzan Daidoji, samurai e stratega militare vissuto durante il periodo Edo. Questa citazione fa parte  di uno scritto in cui, con parole semplici e dirette, viene tracciata  una linea chiara su come l’uomo non dovrebbe comportarsi.
Il Samurai, come d’altronde l’uomo moderno, devono essere vigili e combattere i “piaceri” e le scelte semplici che derivano da una vita sedentaria e senza calore. E anche quando potrebbe cadere in queste trappole, il Samurai deve trovare comunque la forza di combattere e rialzarsi da queste deviazioni.