Riflessioni sulla destra partitocratica

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Ripubblichiamo il contributo di una nostra lettrice in merito alle considerazioni che occorrerebbe fare sui proclami e i richiami ai “valori” – come sempre vuoti e ipocriti – di una destra democratica e partitocratica, che richiama meschinamente il popolo al senso di appartenenza ad una Fede e ad un ideale solo in chiave utilitarista, di opportunità politica. Una destra moderna che ancor prima che NON “essere esempio”, neppure  E’ 

Nel 2024 cosa significa davvero essere di destra?

E’ una domanda che dovrebbe farsi chiunque – dichiarandosi di tale ideologia – approcci alle porte di un gruppo politico o di una cabina elettorale. Il vero problema è che per molti essere di destra si risolve nell’essere fan di questo o quel personaggio politico noto, come fosse un cantante famoso od un calciatore, ma forse con ancor meno motivazione: se di un cantante, infatti, se ne ammirano le canzoni, di un politico spesso se ne loda la figura senza nemmeno aver chiaro cosa professi.

La fede politica ha subito un graduale deterioramento arrivando ad essere, per la massa, non più una fede verso degli ideali ritenuti meritevoli, ma verso una figura che, per non si sà quali meriti o capacità, ispiri un’ammirazione cieca ed insensata. Viene meno il giudizio sulle battaglie intraprese, sulle proposte, sulla coerenza, in favore di una accettazione e difesa incondizionata per ogni fatto o dichiarazione. Ci si autodegrada a sudditi ideologici.

E questa forma mentis non è visibile solo su scala nazionale. Mi sono trovata di recente ad assistere ad una competizione elettorale di una cittadina di poco più di 16.000 abitanti, nel Lazio, dove nella coalizione che tutti definivano fieramente di destra erano confluiti personaggi che fino a poco tempo prima militavano nei più disparati bassifondi politici.

Quando si è giunti al ballottaggio tra i due candidati più votati, uno dei quali di centrosinistra, i sostenitori del Sindaco di destra invitavano tutte le persone della propria corrente a non tradire il paladino dei loro ideali, facendo una scelta coerente.

Coerenza che, tuttavia, loro stessi non avevano mai avuto, perchè al di là del giudizio sulle azioni del candidato (sulla cui bontà non disquisisco in questa sede), ciò che appariva oggettivo era come non avessero alcuna connotazione di destra.

Al di là delle bandiere di noti partiti, delle tessere politiche, non è mai esistita nessuna trasparenza nè alcuna forma di comunicazione riguardo l’approccio ai migranti; non c’è stato particolare rilievo nella cura delle tradizioni e nella valorizzazione dell’identità territoriale e della cultura locale; nessun interesse nel creare un sentimento forte di cittadinanza e di senso di comunità; nessuna azione forte volta a promuovere lo sviluppo dell’imprenditoria, sia essa artigianale, industriale o agricola.

Addirittura, non c’è stato alcun interesse nè sostegno alla lotta degli agricoltori contro le politiche europee di inizio anno. Se si aspira davvero a mantenere vivo ed effettivo il pensiero di destra occorre, oggi più che mai, una revisione della concezione popolare di tale ideologia, una demolizione della stasi in cui si stagna per ricreare una concezione attiva, con basi ideologiche vere.

Occorre ripartire dalla creazione di gruppi locali di persone nuove, rinunciando tassativamente a tutti quei personaggi visti e rivisti che sono al contempo causa, ma anche prodotto, dell’attuale concezione marcia. Aria nuova, gente nuova… destra nuova.