Ci vogliono tutti meticci?

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Ripubblichiamo il contributo di un nostro lettore contro la martellante propaganda globalista del melting-pot, che mina a distruggere le particolarità specifiche e le tradizioni dei popoli del mondo in nome del capitalismo terminale, che non vuole popoli diversi accomunati da sacri valori comuni, ma compratori indifferenziati e omologati

Capita spesso, quando si discute di immigrazione, che salti fuori, da parte degli invasionsiti più incalliti, la flebile e infondata tesi secondo la quale gli italiani sarebbero un popolo meticcio, frutto di incroci, e che la penisola italiana sia stata invasa, nel corso dei secoli, da una miriade di popolazioni che avrebbero irrimediabilmente compromesso il patrimonio genetico delle genti autoctone. Tutto ciò viene affermato sostanzialmente per due motivi: il primo è quello di incoraggiare la mescolanza in quanto tale, poiché ritenuta fonte di cultura e
arricchimento, il secondo è quello di sminuire il crescente sentimento di preoccupazione, da parte degli italiani, di una sostituzione etnica. D’altronde, se il nostro popolo altro non fosse che un intruglio di etnie, che senso avrebbe parlare di sostituzione etnica? Occorre reagire energicamente a queste tendenze universalizzanti, che ci vorrebbero tutti uguali verso il basso, appellandosi alla storia, e non a credenze infondate diffuse da chi vorrebbe un
mondo senza identità, omologato e globalizzato.

Legate dalla comune origine indoeuropea, le varie stirpi italiche, Liguri, Etruschi, Umbri, Osci, Celti, Veneti, Siculi, trovarono nel predominio di Roma le fondamenta per la fusione.
Anche quando nacque l’impero, il fondo etnico della popolazione italiana risultava da tempo ormai formato, tant’è che i romani tendevano a separare il diritto dei cittadini, lo ius civis, da quello delle genti conquistate, ius gentium.

Oltre l’invasione dei Longobardi, non ci furono in Italia movimenti di genti capaci realmente di sostituire l’intera fisionomia della nazione, nemmeno in Sicilia, dove certamente la conquista araba portò un certo numero di dominatori, ma anche ammettendo qualche mescolanza, è chiaro che appena duecento anni di dominazione araba, di fronte ad una storia infinitamente più lunga, non poterono che modificare minimamente il substrato etnico. La vera e propria crisi, che poi portò alla caduta dell’impero d’Occidente, vi fu in realtà quando l’esercito romano venne sostituito da mercenari barbari.

L’Occidente attuale è sovrapponibile per molti aspetti all’impero romano verso la sua caduta: assistiamo impotenti all’immigrazione incontrollata, alla decomposizione dei valori tradizionali, alla caduta della Patria e della famiglia, ad un vero e proprio collasso dell’ordine sociale, voluto dal grande capitalismo finanziario che trae beneficio dalla massificazione in tutte le sue forme. A tutto ciò è necessario opporsi rivendicando con fierezza la nostra identità italiana ed europea, che è tale anche da un punto di vista etno-razziale.