I fili visibili

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Pubblichiamo un contributo di un nostro lettore in merito alle recenti elezioni politiche francesi, i proclami giornalistici e il reale impatto che questi cambiamenti potranno eventualmente avere in un mondo dove l’economia governa la politica, oggi molto più che ieri, quando già Evola ci metteva in guardia dalla deriva del globalismo economico.
L’articolo vuole essere anche una recensione del libro di Alessandro Volpi intitolato I padroni del mondo.

Le recenti notizie politiche provenienti dalla Francia ci mostrano apparentemente un quadro politico di forte cambiamento e un paese sull’orlo di un generale sconvolgimento. Occorre rimarcare l’avverbio “apparentemente”: l’apparenza è il sale della politica politicante.

In Italia stiamo assistendo a squallidi e miseri talk-show nei quali i benpensanti commentatori si stracciano le vesti nel timore di una presa di potere da parte del Rassemblement National, descritto come il peggiore dei mali possibili e addirittura come un partito di estrema destra (tra le altre cose, ci piacerebbe sapere quali sono questi elementi di estremismo). Pochi smaliziati sostenitori della realpolitik affermano invece che, qualora il Rassemblement National vincesse al secondo turno – ipotesi al momento non così probabile -, le concrete politiche che dovrebbe impostare sarebbero decisamente più attenuate nei toni e nei modi rispetto a quelle sbandierate negli anni di opposizione. Si fa quindi esplicito riferimento al modello italiano e alla cosiddetta “melonizzazione” nostrana.

Nessuno di questi oculati commentatori, né di una fazione né dell’altra, si cimenta col fatto oggettivo che tale dibattito è del tutto sterile in presenza di una assoluta mancanza di sovranità, in Francia come in Italia ed in qualsiasi paese appartenente all’attuale blocco occidentale: nessuna sovranità popolare, nessuna sovranità politica, nessuna sovranità economica e monetaria, nessuna sovranità sociale, nessuna sovranità etico-morale.

L’assenza totale di sovranità in Europa non deriva, come impropriamente taluni superficiali osservatori affermano, da una pressante e asfissiante influenza della politica americana, bensì dal controllo totale che una ristretta élite finanziaria detiene sulla pressoché totalità dell’economia occidentale: pochi fondi finanziari determinano le scelte economiche, e quindi politiche, da intraprendere. Chiunque può rendersi conto, anche senza aver studiato Marx, Pound o gli autori del Tradizionalismo, che la politica moderna e postmoderna è completamente assoggettata all’economia e a una visione economicistica della vita.

Il recente libro del professor Alessandro Volpi “I Padroni del Mondo: come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia” , edito da Laterza e pubblicato nel Giugno 2024, mette in chiara luce l’esponenziale crescita di potere economico di alcune realtà finanziarie – Black Rock, Vanguard, Fidelity, State Street, Jp Morgan tra le prime – le quali, attraverso il possesso e il controllo di sostanziali pacchetti azionari nei settori strategici di tutti i paesi occidentali, guidano le sorti di una fetta rilevante del mondo, la fetta che si sta battendo per la sopravvivenza di una morente visione unipolare. Citando solo un paio di dati a riprova, basti dire che “i primi dieci fondi del pianeta hanno registrato attivi per 44 mila miliardi di dollari e due soli di essi, Black Rock e Vanguard, ne gestiscono quasi la metà” e che “gli stessi dieci fondi detengono ormai circa il 30% – secondo alcuni studi il 40% – delle prime 500 società mondiali”.

Ovviamente i suddetti fondi hanno i loro tentacoli ben radicati e avviluppati in tutte le più importanti società tecnologiche globali tra cui Microsoft, Apple, Amazon, Meta, Adobe e molte altre. La sola Apple, le cui azioni sono detenute per il 6,6%, il 14% e il 3% sempre rispettivamente da Black Rock, Vanguard e State Street, “ha superato i 3 mila miliardi di dollari di capitalizzazione nel 2022, in pratica più del Pil francese”.

Anche l’industria farmaceutica è ben rappresentata, con Pfizer in vetta, come pure il settore degli armamenti. Nel mondo occidentale contemporaneo una sparuta manciata di consigli di amministrazione, tra loro sodali per partecipazioni incrociate e comuni interessi, tira le fila delle principali decisioni politico-economiche globali, siano esse in materia monetaria o di guerre, di dazi, di transizione green, etc.

L’ovvietà di questa constatazione – ben sostanziata da Volpi atrtaverso un’attenta analisi sociologica ed economica – dovrebbe consigliare un atteggiamento di benevolo scetticismo nei confronti di coloro che si esprimono in termini di tifoserie per quello piuttosto che quell’altro partito o leader dell’emiciclo, rappresentando ciascun partito, né più e né meno, dei meri specchietti per le allodole atti ad alimentare uno sterile dibattito interno per coloro – sempre meno, in verità – che si interessano alla cosa pubblica e si illudono di poter determinare una qualche miglioria attraverso l’attivismo o l’esercizio del voto.

I numerosi cambi di prospettiva a cui abbiamo assistito, da Draghi a Meloni, un domani da Macron a Le Pen, passando financo dai vari capitomboli delle numerose premiership anglosassoni, non hanno di fatto modificato alcunché di sostanziale nell’impianto strategico-politico del loro agire. Ci possono senz’altro essere risibili differenze legate ad una diversa sensibilità in tema dei diritti civili o disparità nell’intendere garantismo e giustizialismo piuttosto che in altri ambiti ancillari, ma affermare che esistano oggi elementi sostanziali che costituiscono il fulcro delle decisioni pubbliche e che le stesse, guidate da diverse visioni del mondo, possano condurre, se intraprese, a differenti scenari socio-economici, è eminentemente falso.

Non sono Meloni, Macron o Zelensky i farseschi pupi del burattinaio Biden o, un domani, del mangiafuoco Trump; sono, in primis, Biden e Trump le marionette protagoniste scelte da parte dei suddetti fondi finanziari per guidare gli USA secondo la logica del puro profitto privatistico; a cascata, questi grandi burattini gestiscono altri burattini di più basso lignaggio e minor caratura per presidiare le loro diramazioni territoriali. I fili che tirano questi burattini sono ben visibili – ora ne scrive persino un editore politicamente corretto come Laterza! – però serve voler aprire gli occhi per vedere…

In questo contesto, c’è una crescente parte del mondo che non si vuole piegare alla logica unipolare del turbocapitalismo finanziario, è una fetta del globo a cui molti guardano con aspettazione e speranza, malgrado la aperta guerra su più fronti a cui stiamo assistendo e di cui il conflitto russo-ucraino non costituisce se non la punta dell’iceberg.

Questa parte del mondo, demonizzata dai media occidentali, ma rilevante per apporto economico e per valori di civiltà, è ancora indenne dalla degenerescente putrefazione occidentale e sta combattendo a beneficio dell’intero orbe terracqueo per il predominio di una visione multipolare. I fili visibili diventano allora quelli di un fallito lifting facciale per tentare di tenere assieme gli sclerotizzati e disfatti tratti in decomposizione. È a questo punto retorico sottolineare come in questa parte del mondo i fondi finanziari sopracitati non sono ancora riusciti a penetrare.

Di fronte a tali evidenze empiriche, si comprende ancor meglio l’irrilevanza in cui confinare sia le capziose polemiche politiche nostrane che le apparenti grandi manovre in atto in EU e USA che ogni giorno i prezzolati giornalisti mainstream ci sottopongono giudiziosamente.

Ecco perché occorre approcciare le notizie quotidiane con una certa dose di distaccato buon senso e senza scatenare frenetiche ed inutili reazioni epidermiche. Vale forse la pena sprecare il proprio tempo per commentare le scomposte ed epilettiche movenze meccaniche del burattino di turno di fronte ad un ordito già tessuto e a una trama già scritta? Lasciamo ai bambini i trattenimenti infantili per loro previsti e dedichiamo piuttosto la nostra attenzione e le nostre energie alla realizzazione dell’eterna saggezza attraverso gli insegnamenti della più autentica Tradizione.