Perché il woke non serve più

54
Si parla molto del fatto che la sinistra internazionale, quella progressista, abbia deciso di mettere da parte il woke, quella campagna martellante di spauracchi indefiniti, cloaca nauseabonda fatta di lgbt, ontologiche colpe dei bianchi e riscrittura della storia. Ora i sinistri si chiedono se sia giusto o sbagliato. Ma per l’ennesima volta, si guarda il dito (anzi, le dita, storte e sporche) anziché guardare la luna. Chiariamolo, dunque: il woke non è mai stato un obiettivo, una battaglia, una direzione per il progressismo.
Il woke non è – e non sarà mai – un movimento sincero, spontaneo e autonomo. Piuttosto, il woke ha rappresentato solo e solamente l’ennesima finestra di Overton, l‘ennesima tappa della sovversione, l’ennesimo grimaldello usato non già per promuovere ‘i diritti sociali’, quanto per dissolvere, distruggere, annacquare, martellare e smembrare quei brandelli residui di ordine e armonia che ancora sopravvivono sbilenchi e incerti in questo “sinistro carnevale perpetuo”, per dirla con René Guénon.
Dunque, chi ha pensato-promosso-finanziato il woke non intendeva certamente sostenere i ‘diritti’ – già è poco serio chiamarli così – invertiti e violenti delle vostre cause, bensì muovere i vostri pesi contro verità e giustizia. Perciò, caro afroamericano col pugno chiuso che vuoi farci inginocchiare, cara lesbica senza rasoio, caro professore che rinneghi la storia del mondo, siete solo gli ennesimi inutili rottami che non servono più: avete fatto un giro sul palco, qualche foto e vetrina, copertine e microfoni sotto al naso, ma oggi non c’è più spazio per voi.
Esaurita la vostra carica dissolutrice, fatevi da parte: tocca ai prossimi servi stupidi della Contro-tradizione.
🇾🇪 https://t.me/azionetradizionale