L’uomo moderno ha desacralizzato il suo mondo e ha deciso di vivere un’esistenza profana.
Mircea Eliade – Il sacro e il profano
di Filippo Giardini
Chiunque sia avvezzo a frequentare le librerie avrà forse constatato, negli ultimi anni, la curiosa crescita, a ritmo esponenziale, di romanzi e racconti afferenti al genere incasellabile come “retelling mitologico”, ovvero rielaborazioni in salsa contemporanea di storie ampiamente saccheggiate dal patrimonio mitologico classico (nella maggior parte dei casi quello greco: “Circe” di Madeline Miller, “Arianna” di Jennifer Saint, “Il canto di Calliope” di Natallie Haynes, “Il segreto di Medusa” di Hannah Lynn; ma non mancano varianti tratte da altri corpora mitologici, come ad esempio “The witch’s heart” di Genevieve Gornichec, incentrato sulla figura della gigantessa norrena Angrboða, sposa di Loki), rielaborazioni tese ad una “riattualizzazione” del mito classico e al dar voce a personaggi secondari, quasi invariabilmente di sesso femminile, molto spesso secondo un preciso disegno d’ordine femminista.
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