La Via del Tao • Differenza fra bene e male

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«L’intelletto (discorsivo, raziocinante) è fonte di dolore Le distinzioni dialettiche, che consistenza hanno? Fra “bene” e “male” quale è la differenza?»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Il Tao, ribadendo l’unità del Principio, riconosce in ogni dualità una distorsione, inclusa la retorica discorsiva e razionale, tipica dell’approccio intellettualistico. Le «distinzioni dialettiche» separano il bene e il male, l’oggetto dal soggetto; ma, sebbene queste distinzioni abbiano un’utilità pratica, non devono essere concepite in termini assoluti, come negazione dell’unità di fondo del molteplice, della comune radice da cui sono generate tutte le cose, persino gli opposti. Infatti, il punto sul quale l’espressione citata vuole focalizzare l’attenzione, non è tanto la distinzione di qualcosa da qualcos’altro, ma la sua assolutizzazione.
Se da un lato è utile e persino necessario distinguere tra bene e male, dall’altro lato, questa distinzione non deve costituire un sistema rigido in cui l’uomo si ritrova intrappolato. Quando il creato viene catalogato secondo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, allora nasce la contrapposizione. Ogni distinzione, infatti, implica una scelta, ogni scelta una perdita, ogni perdita un’insoddisfazione. Moltiplicandosi le differenze, si moltiplicano anche le possibilità di conflitto.
Quello che il Tao afferma è che persino le categorie di “bene e male”, pur necessarie a livello morale, non rappresentano la natura universale del Principio che precede e fonda la dualità e la molteplicità. Esso, comprendendo e superando gli opposti, non è identificabile in nessuno di essi, né può essere esaurito alla loro opposizione. Certo, le contrapposizioni non possono essere negate, ma nemmeno dovrebbero diventare verità assolute. Piuttosto, dovrebbero servire come strumento per riconoscere l’Unità.
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