Ristabilire un rapporto corretto ed equilibrato tra Uomo e Natura oggi non è più così semplice, se non si vuole scadere in quel panorama caotico e irrazionale, in cui fioriscono e pullulano infinite sigle che dicono ripetutamente di amare l’ambiente e gli animali, senza inserire questo amore in un quadro generale. Ma visto l’inquinamento del materialismo moderno su tutto quello che in realtà rappresenta qualcosa di Sacro, anche le varie forme in cui si manifesta questo sentimento di amore vanno giudicate innanzitutto facendo ordine. Quando si parla del verde ci si pone molto spesso in una chiave di lettura che andrebbe forse rivisitata, perché sia l’amore per la nostra terra che quello per gli animali, deve sempre partire da un punto di vista superiore, inquadrata entro qualcosa di più alto.
Amare morbosamente o troppo sentimentalmente qualcosa, a volte può portare a non rispettare quella stessa natura così intrinsecamente diversa da noi. Crediamo che in questo contesto il passaggio fondamentale sia costituito dallo sviluppo della concezione antropocentrica, ormai slegata da ogni visione spirituale autentica, il che ha portato a ridisegnare il sottile confine di rispetto e di gerarchie, tra noi, gli elementi e gli esseri di qualsivoglia natura che ci circondano.
Essere superiori non equivale ad essere sfruttatori, così come essere al centro dell’universo non equivale per forza ad arrogarsi un diritto che non esiste, cioè sentirsi il padrone di questo mondo. Comandare vuol dire aver saputo prima obbedire, di conseguenza l’uomo, non ubbidendo o non ascoltando più le leggi inalienabili del Creato, per forza di cose si sta trasformando egli stesso in una sorta di tiranno. L’uomo dovrebbe tornare ad essere un Dominus e non un dominatore, un Signore (nel senso spirituale positivo di questo termine e non di materiale dominio) della Terra che sa prima di tutto essere signore di se stesso.
Altrimenti si rimane confinati in una visione di semplicistico e puerile possesso su cose che non ci appartengono, che ci sono invece donate per migliorarci, laddove un’assoluta equidistanza da esse deve delineare una chiara visione organica piuttosto che un cieco gioco al massacro con forze che non sono soggette al nostro arbitrio, perché esiste già “Qualcuno” che pensa a mantenere quest’ordine. Riteniamo del resto che abitudini arcaiche quali la caccia, possano aver avuto un ruolo, una giustificazione ed un significato molto profondo e formativo quando ciò rappresentava una “prova del fuoco”, un “rito di passaggio”, una sfida quasi alla pari anziché una lotta impari come adesso accade. Oppure quando ciò poteva soddisfare una reale necessità, e non prosegue invece per cupidigia o per semplice voglia di uccidere senza senso.
Gli animali, ancor più che nel “brutale” passato, sono oggi trattati con una spietatezza ed una violenza inimmaginabile, trattamento ben diverso da quello dei tempi passati in cui, nonostante scorresse sempre molto sangue, si riconosceva quanto meno loro una certa dignità. Non costituivano la semplice catena di montaggio al nostro servizio o ludici giocattoli utilizzati nel quotidiano, non erano oggetti privi di valore e soprattutto non venivano umanizzati, perché le differenze in natura esistono e fanno si che anche una semplice foglia non sia mai identica ad un’altra con conseguenze filosofiche ovvie che non si può evitare di riconoscere.
Se non si tiene conto di questa visione organica, ampia, parlare di raccolta differenziata, di energie alternative, di tutela dei parchi o di benessere degli animali domestici, rimane un esercizio monco, lontano dalla realtà di una Natura che non va vista né come business e né come semplice materia, che non è né pacifica ma neppure violenta, che è soltanto quel mosaico in cui ognuno di noi dovrebbe percepire il ruolo che più gli è consono, armonizzandosi ad essa, seguendo i suoi cicli e i suoi ritmi e rispettandone le sue leggi. Questo forse è più importante che amare la Natura!
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