«Tutti desiderano l’eccessoMentre io sono come chi nulla possiede(Sembro) ignaro, semplice, senza spirito praticoTutti vivono nella luceMentre io sono oscuroTutti hanno bisogno di compagniaMentre io non amo che l’altezza solitaria[…]Tutti mirano a qualcosaMentre io sembro semplice e incapaceSono diverso da tuttiMa, unito all’essenza originaria produttrice, solo io sono un Io.»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Questa citazione di Lao-tze, utilizzando il susseguirsi di contrapposizioni di due modi d’essere, delinea le differenze tra l’uomo mondano (che trova la sua pessima espressione nell’uomo moderno) e l’uomo che vive seguendo il Principio. La prima critica è rivolta all’eccesso (posto in contrasto alla frugalità) che per definizione si espande senza limite e distrae l’uomo dal proprio centro. Chi troppo ha, desidera ancor più, confonde l’essere con l’avere; chi non ha nulla scampa al pericolo di identificarsi con il possesso. Il secondo elemento messo in contrapposizione è la luce rispetto all’oscurità. In questo contesto, per luce si intende non la Luce emessa dal Principio, ma quella che luccica per ammaliare l’uomo verso qualcosa di ingannevole, è la luce riflessa dai fantomatici specchietti per allodole.
Chi si rifugia nell’oscurità rifiuta i falsi bagliori per cercare l’unica sorgente luminosa. Segue poi il riferimento a quella solitudine che non è isolamento sociale ma ricerca dello spazio, lontano da altri, in cui conoscere se stessi. Mentre l’uomo disorientato cerca conferma nell’altro per immedesimarsi in una categoria sociale, l’uomo che segue un ordine non ha bisogno di tale conferma e trova nella solitudine la scala per l’elevazione. L’ultima contrapposizione presentata è quella tra l’apparente incapacità di chi non mira a nulla, rispetto a un mondo in cui «tutti mirano a qualcosa». Qui sta il paradosso di chi, guardando al proprio cuore per riconoscersi, appare senza una direzione; dal lato opposto si trova chi insegue obiettivi materiali e per questo appare seguire una via, non riconoscendo però più se stesso. Per finire, Lao-tze inquadra per quello che sono le differenze precedentemente affrontate: l’uomo comune è uguale agli altri perché tutti condividono la stessa dispersione; l’uomo orientato al Principio si differenzia perché ha ritrovato il Centro, tornando ad essere realmente “Io”.
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