

abbiamo assistito al ludibrio del Sacro e alla lettura parodistica del Cantico dei Cantici da parte del profumatamente prezzolato “giullare” d’Italia; infine, ci siamo sorbiti un ‘trapper’ che recitava versi sullo stupro a una donna, oltre che la retorica del “maschio cattivo stupratore” da parte di quello che è stato l’“ospite perfetto”: donna, non italiana e femminista. Tutto ciò, intervallato da una selezione musicale sempre più scadente nel più ampio e diffuso disinteresse.
Così, per citare uno dei vari (de)generi musicali che compongono il panorama ridicolo della musica commerciale, tra i pezzi sparati dalle radio commerciali, in pochi anni siamo passati dal rap alla trap. Qui, il passo è breve: soldi facili e violenza, donne plastificate ed esplosive, disagio e droga. Ma nel primo caso il disagio è vissuto realmente – almeno i rapper cantano quel che, più o meno, hanno vissuto – mentre nel secondo caso si tratta di “figli di papà”, adolescenti che si atteggiano a criminali, capaci di prendere non già una nota alta, bensì solo il primo schiaffo che vola.
Drogano e spacciano le dosi di una stupefacente e distorta visione della vita, che o ti prende e ti fomenta oppure ti deprime e ti incattivisce. Ma saranno contente le varie MurgiaLucarelliJebreal di turno: i “visionari” e “precorritori” artisti moderni hanno “finalmente” abbattuto l’offensivo retaggio, “fascio-oscurantista” che canta gli archetipi della donna quale Dama, come Penelope, Nausicaa o Beatrice, con le evolute figure, figlie del progresso, della «bitch», de «la mia troia», de «la tua troia».
Ma dobbiamo accettare questa musica e queste note di assurdo? No, sarebbe un controsenso, perché la musica, per sua stessa natura, è intimamente legata al Sacro, rimanendo estranea a quel che ne profana l’armonia.
Basti pensare agli inni sacri delle civiltà antiche, ai canti liturgici bizantini e gregoriani, a quelli tardo antichi e medievali, i quali conferivano ordine e armonia all’anima, preparandola alla Conoscenza delle Verità spirituali.
Poi, con la coatta immissione degli schiavi provenienti dall’Africa, in Occidente si diffondono sempre di più i ritmi tribali propri di quei luoghi: nascono il jazz, il blues, il rock e, infine, il rap. Tali ritmi sincopati, a causa dell’abuso, consapevole o inconsapevole, delle leggi dell’armonia anzidette, concorrono allo scatenamento degli aspetti più bassi dell’anima. Tali generi, nelle sonorità e nei contenuti, perdono totalmente ogni riferimento al Trascendente, gli argomenti sono sempre più “di strada” e, di conseguenza, da “basso fondo dell’anima“: cantano il disagio, i momenti blue (tristi), non più l’Ispirazione. Guido De Giorgio definisce il poeta (dal greco “colui che fa / che crea”) come un autore capace di plasmare su Ispirazione Divina. Un’ispirazione che viene dal basso non è dunque poetica, musicale in senso tradizionale.
Autori come Angelo Branduardi o Franco Battiato (per citare solamente i più famosi) hanno dedicato la loro produzione artistica ai risultati delle loro ricerche spirituali. Al di là dei loro singoli personali approdi, è tuttavia innegabile che molti di noi, negli anni, abbiano ricevuto moltissimi spunti dalla produzione artistica di questi autori, la quale presenta anche un livello tecnico molto elevato.
Ancora, è ben noto il riferimento continuo di Angelo Branduardi alle tematiche della spiritualità medievale: si pensi agli album L’infinitamente piccolo o Il cammino dell’anima. Come non citare poi il duo Battisti-Mogol, capace di evocare le alte vette interiori, con le parole gentili e le note pure e sincere.
Allo stesso tempo, ma su un differente piano, una simile funzione viene svolta dalla musica più propriamente “nostra”: la musica alternativa. Così come negli antichi canti epici, anche questa trasmette ai giovani militanti una visione del mondo in maniera chiara, negli aspetti propri all’azione guerriera, ai suoi miti ed ai suoi simboli, ci spinge e ci sostiene nella lotta e alimenta il ricordo del filo invisibile che ci lega ai nostri caduti. Ben vengano e fioriscano progetti come quello de La Vecchia Sezione che, in puro animo militante, porta in giro per l’Italia tutto quel patrimonio generoso della nostra musica, che ancora ci parla di quel “Jean venuto dalla Francia” e della “guerra ai nemici della mia terra”. E non dimentichiamoci che la musica alternativa mantiene, inoltre, una funzione comunitaria, stringendo i militanti intorno al fuoco di una comunità.
Se a qualcuno fosse sfuggita la differenza, nemmeno troppo sottile, tra “gangster” (leggasi “sfigato bulletto di quartiere”) e camerata occorre, ancora, ribadirla: ogni respiro, ogni battito del cuore del militante è al servizio della Tradizione, della nobiltà della bellezza. L’infamia e la brama di guadagno nelle nostre vite non trovano posto. Giustizia, Verità, Bellezza: la musica nostra canta questo, proprio perché vogliamo che le nostre anime, le nostre vite, siano piene di questo. Una canzone vale più di mille volantini: oggi più che mai, la rivolta contro il mondo moderno è anche la rivolta contro la “musica” moderna.