Quei teatri tedeschi che respiravano nella natura

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Dall’ottimo profilo Facebook di Amerigo Griffini diffondiamo questo interessante approfondimento su quei teatri nascosti, protetti e accolti, così come integrati e abbracciati, dai boschi verdi dell’Europa. Un’ulteriore prova che gli ambientalisti contemporanei non si sono inventati niente, se non il lucro occulto sulle lotte per la Natura.


Il 22 settembre 1934 a Holzminden (nel Niedersachsen) e, nella stessa data l’anno successivo a Veste Oberhaus, nei pressi di Passau, furono inaugurati due dei tanti Thingstätten, i teatri Thing dei quali oggi ne resta visibile e a volte anche utilizzato, uno solo, quello sulla collina nei pressi di Heidelberg.
Questi teatri erano all’aperto, realizzati sfruttando le possibilità offerte del terreno, in località suggestive, tra boschi, rocce e antichi luoghi di culto.
Il nome, Thing, era un termine dell’antico norreno per identificare il luogo dove si riunivano le comunità degli antichi popoli germanici per i loro rituali.
Questi luoghi simbolici nella storia contemporanea dello spettacolo furono riproposti poco dopo la conquista del potere da parte dei nazionalsocialisti.
Il primo teatro Thing fu inaugurato il primo maggio del 1934 nei pressi di Halle, a Brandberge (in Sassonia) con la partecipazione di decine di migliaia di persone lì convenute più per partecipare ad un rituale comunitario che ad uno spettacolo come fruitori passivi.
Il Volksbühne, il “teatro del popolo” Thing nel quale si tenevano spettacoli teatrali ma anche cerimonie pubbliche come le feste per il Solstizio, nei programmi avrebbe dovuto essere realizzato in ogni città tedesca, ne furono realizzati circa una sessantina, poi la guerra interruppe il programma e nel dopoguerra furono quasi completamente distrutti.
Quello sulla collina che sovrasta Heidelberg – visibile nelle foto a corredo -, fu inaugurato nel giugno 1935 ed è contiguo ai resti di un monastero medievale benedettino dedicato a San Michele a sua volta edificato su un precedente luogo di culto probabilmente celtico.