Japanese First: dalla resilienza alla Resistenza. Quando una formula richiama all’Onore

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Bisogna premetterlo; E’ necessario rimanere all’erta e non cadere vittime di false illusioni. Lo scetticismo è lecito, ma non deve pregiudicare il riconoscimento di segnali di risveglio dove deporre, seppur utopisticamente, un barlume di speranza.

Resistenza di contro a resilienza, dalla sopravvivenza alla volontà di potenza; tali sono i sentimenti che hanno animato le ultime elezioni giapponesi del luglio 2025, determinando un forte consolidamento del Sanseito, raggruppamento politico dell’ultra destra di recente formazione, in grado, ora, di condizionare la coalizione di governo del Partito Liberal Democratico, che per la prima volta vede, a causa di politiche timidamente conservatrici, minato il suo dominio indiscusso durato un’ ottantennio.

Insofferente ad ogni ossidato burocratismo, questo nuovo soggetto politico, ha saputo cavalcare gli strumenti della modernità, per rilanciare, una visione del mondo autenticamente tradizionalista, auspicando il ritorno alla grandezza attraverso la modifica, se non l’ abrogazione, dell’ articolo 9° della Costituzione pacifista del dopoguerra, la lotta all’ immigrazione ed al turismo selvaggio, proponendo di limitare la popolazione straniera al 5% in tutte le municipalità e l’introduzione di rigide restrizioni per l’acquisizione di interessi esteri nel paese.

La crisi demografica, vista come il principale problema del paese, è ritenuta superabile solo con politiche conservatrici a favore della famiglia tradizionale, e con un programma di rieducazione generazionale, basato su un rafforzamento del senso di giapponesità, da secoli motivo di orgoglio nazionale, ed il tentativo di una ragionevole deindustrializzazione per favorire il ritorno ad una economia di sussistenza maggiormente autarchica, innovativa ed autoctona, è visto come uno degli obiettivi prioritari.

Ultranazionalismo, riarmo, nativismo, militarizzazione; riferimenti che nel contesto nipponico assumono una legittimità su misura, per la riaffermazione di una Nazione, che, attraverso la Spada, nel corso dei secoli, ha filtrato ogni novità; religiosa, politica e artistica, asservendone le migliori qualità a difesa del sangue ed alla tutela dei valori identitari, ed una ferrea resistenza ad ogni tentativo di assimilazione da parte di soggetti ed agenti stranieri.

Detrattori da ogni dove già parlano di effetto Trump o trumpismo estremo orientale, ma se lo slogan American first desta disprezzo, la sua declinazione nipponica – Prima il Giappone, restituisce l’idea di un popolo che vuole riscoprirsi guida e scalpita nel voler raccogliere la consegna di ideali che nel corso della storia hanno reso divina la propria Nazione.

I tentativi sempre più frequenti di voler rinegoziare responsabilità storiche ancora in discussione, ed una simpatia non troppo velata dei più conservatori per lo Zar di Russia, nonostante le eterne dispute territoriali che condizionano da secoli le relazioni fra i due paesi, alimentano un senso di disagio nel partner statunitense, inducendolo alla chiusura anticipata di dazi reciproci fissati al 15%, in calo rispetto al 25% precedentemente minacciati, dando segnale di voler assicurare stabilità alla coalizione a guida PLD, cercando di scongiurare i tentativi delle forze più sane, vitali e reazionarie che vogliono riconsegnare nella mani dell’ Impero il ruolo di Signore dell’ Asia e guida nel mondo.

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