Ce ne hanno parlato fino alla nausea: ogni battuta, critica o parere un pizzico fuori dal binario del moralismo è immediatamente bollato come “discorso d’odio”. Subisce la stessa sorte anche qualsiasi altro discorso che non piace al criticone e bacchettone politicamente corretto che infesta l’Occidente a suon di ramanzine e propaganda da qualche anno a questa parte.
La censura sui social impera. È chiaro come alla base di questo ingiustificato eccesso di permalosità si celi l’estrema fragilità del gruppo sociale più colpito dagli scossoni delle catastrofi contemporanee, cioè i giovani. Piuttosto facili da riconoscere: chini sul cellulare, visi cupi, capelli colorati, cuffie in testa per vivere nella propria bolla isolandosi dal contesto della società.
È la “Gen Z”, che vive nella rabbia e per la rabbia. È incapace di affrontare con normalità la vita quotidiana. Questi stessi soggetti vivono di ipocrisia. Inneggiano all’ “hate speech” ma sono i primi a parlare con odio e di odio. Come gli zombie dei film o dei videogiochi, alternano momenti da “dormienti”, di preoccupante apatia, a scatti di ira e violenza fisica e verbale, rifacendosi, in preda ad istinti animali ed impulsivi, contro persone o cose. Si fidano solo del loro psicologo, che è il loro migliore amico e miglior spacciatore di tranquillanti ed antidepressivi.
La prospettiva di questi poveretti, vittime finali di anni di lavaggio del cervello, è odiare chi gli sta attorno in risposta ad una società che percepiscono ostile. In effetti lo è, questa società è ostile ai giovani, che ne sono un esperimento. Questi sono i suoi mostri, pronti a generare un vortice senza fine di odio generatore di odio che va dal femminicidio alla scontata e delirante manifestazione femminista, al Pride, all’attacco “ambientalista” verso le opere d’arte ai blocchi stradali, agli invasati “Propal”.
Il circuito della rabbia è servito, e chi fa tanto il pacifista in realtà ha perso la testa. Quella sinistra che puntava il dito oggi campa di questo, d’altra parte, la destra ora ne ha fatta una sua bandiera a tutela della democrazia. Si è passati dall’ hate speech al free speech, e tutti fanno a gara a chi è più democratico.
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