Caso Aldo Moro: un’altra prova del coinvolgimento del Mossad nel sequestro dello statista italiano

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Qualche settimana fa vi avevamo raccontato delle rivelazioni dello storico Eric Salerno che avrebbero avvalorato la pista di un coinvolgimento del Mossad nel rapimento e omicidio dell’onorevole Moro.
Ricordate?
Oggi vi proponiamo un altro tassello di un puzzle che va in quella direzione.
La tessera di questo mosaico è oggi rappresentata dalla vicenda un brigatista poco noto, Elfino Mortati. Mortati non è tra i “big” del brigatismo, perché non è tra quelli che si sono arrogati il diritto (esclusivo) di parlare per nome e conto delle BR, pertanto, non stupisce sia per i più un perfetto sconosciuto.
L’importanza di Mortati sta proprio in questo: aver, forse, involontariamente rivelato un segreto indicibile ma rimasto volutamente omesso e non valorizzato da chi si è occupato della materia.
Durante la sua latitanza a Roma, Mortati avrebbe avuto ospitalità in un covo brigatista collocato nel ghetto ebraico.
Una zona, ricordiamolo, sotto stretta sorveglianza dei suoi abitanti con note connessioni con gli apparati di sicurezza israeliani.
Un territorio difficilmente agibile senza una qualche connivenza o placet, dunque. In particolare durante gli anni della guerra fredda.
Ebbene, questo covo brigatista non è collocato in un punto qualunque del ghetto.
Ma è collegato, per il tramite di una stradina ad uso quasi esclusivo del solo traffico locale, a Via Caetani: esattamente dove il cadavere di Moro sarebbe stato ritrovato. C’è di più.
L’auto con a bordo Moro porterebbe le tracce sugli pneumatici del transito nei pressi di un magazzino di filati o simili.
E cosa c’era proprio adiacente al covo brigatista se non un magazzino di filati?
Un luogo, questo, sicuramente nella disponibilità dei brigatisti, visto che un simile magazzino era nelle vicinanze della casa della già citata Laura Di Nola, sospettata fiancheggiatrice delle BR, di origini ebraiche e membro della rete dei Centri Wiesenthal, nonché del marito Raffaele Cosa (condannato proprio perché membro delle BR).
Perché le BR, nei racconti fatti in sede processuale e nelle loro memorie, hanno sempre giustificato la collocazione ed il ritrovamento del cadavere di Moro come un fatto simbolico, avendolo collocato cioè tra la sede del PCI e quella della DC?
Forse perché era necessario depistare il (vero) motivo logistico legato al perché i brigatisti scelsero una zona così complicata e pericolosa da attraversare …ma decisamente comoda se si parte dal presupposto che poterono collocare la prigione del popolo di Moro nel ghetto ebraico, sfruttando coperture e protezioni in loco.
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