La Croce resta salda mentre il mondo gira

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Contributo da parte di un nostro lettore

Campagna vibonese.

Colline di terra rossa che si tuffano nel mare.

Su un poggio, tra gli alberi inceneriti dall’ennesimo rogo estivo, spunta una facciata. Esco dalla provinciale per avvicinarmi.

Era una chiesa dedicata a Sant’Agostino, mi dice qualcuno in paese: fino agli anni ’70 ci si arrivava con la processione. Ora è in rovina. 

Mi faccio strada tra i rifiuti e le sterpaglie bruciate per entrarvi. Sarà chiusa, penso. Invece è aperta. La porta semplicemente non c’è.

Prefiguro il peggio: scritte blasfeme e residui di messe nere? Giunto sulla soglia, stupore: una umile croce di legno è ancora lì, inclinata, ma non caduta, come nella corona ungherese di Santo Stefano.

Di più: una mano misteriosa, dietro l’altare della piccola chiesetta, ha scritto a penna STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS. La Croce resta salda mentre il mondo gira. 

Già lo avevo incontrato, quel motto. Dapprima nelle mie letture, tra le pagine in cui Julius Evola racconta le sue visite ai monaci certosini. Poi lo avevo visto inciso sotto una croce in un santuario tra gli ulivi a picco sul mare. E avevo riflettuto sul suo significato metasifico: è l’Essere la vera Realtà, mentre il divenire sorge e tramonta. Non mi aspettavo certo di leggere questa firma anonima qui dentro.

Tempo di risalire in macchina e il fastidio ha lasciato spazio ad una serena sicurezza. L’incuria umana ha abbandonato, poi riempito di rifiuti, infine dato alle fiamme quello spazio sacro, quell’altare privilegiato che domina la costa e guarda dirimpetto il vulcano di Stromboli. Il volgere del tempo ha dimenticato il sacro, illudendosi di seppellirlo ad ogni giro dell’astro.

Ma alla fine anche la bestemmia passerà, mentre la Croce, sempre, sta.

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