Se sostieni la Palestina sei un terrorista antisemita

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Con la scusa dei sedicenti finanziamenti ad Hamas, si estende la criminalizzazione del dissenso
Da qualche settimana a questa parte, stiamo assistendo a un’operazione giudiziaria vergognosa. L’allargamento della repressione del dissenso, fino alla criminalizzazione in modo scientifico e sistematico di ogni espressione di solidarietà alla Palestina e contro lo sterminio dei suoi abitanti. A seguito di una inchiesta della Dda di Genova le accuse – basate su centinaia di documenti inviati dai servizi segreti dello stato genocida di Israele – hanno portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun e di molte altre persone accusate di finanziare Hamas.
Secondo la procura, l’architetto giordano sarebbe il capo della cellula di Hamas in Italia, tutti gli altri – cioè tutti coloro che hanno contribuito in denaro per alleviare le sofferenze della popolazione stremata della Striscia stremata dalla ferocia sionista – sarebbero finanziatori del braccio armato terrorista. Rimane fermo il fatto però, che non è possibile trovare organizzazioni così ramificate e diffuse che non possano avere al loro interno, eventualmente anche qualche mela marcia.
Al tempo stesso – in seno ad organizzazioni di tali dimensioni  – non possiamo non considerare che a fronte della barbarie subita dal popolo palestinese, qualcuno possa aver immaginato di voler distrarre fondi su questa linea, rispetto ai beni umanitari, sanitari, logistici e di sostegno finanziario. Cionondimeno, il carosello mediatico dominante con le testate giornalistiche cartacee e on line, ha assunto i contorni di vera e propria propaganda di guerra e si è quasi del tutto asservito alla teoria espressa nelle accuse formulate dal governo israeliano. Su cui, oltre alle attuali ripetute violazioni della tregua e il blocco degli aiuti umanitari, gravano “una enormità dei crimini e sul quale pendono mandati di cattura internazionali”, a detta nientedimeno che dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. 
L’autorità giudiziaria, dunque, si avvale di prove ed accuse formulate da una organizzazione che in oltre 100 anni di insediamenti coloniali nella Palestina storica e negli ultimi tre nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, ha prodotto più di 300 mila morti e dispersi da ottobre 2023, oltre a un numero spaventoso di feriti e mutilati, tra cui decine di migliaia di bambini, vecchi e donne. Non solo, negli ultimi mesi ha attaccato con bombardamenti ben sette nazioni sovrane, tiene sequestrati più di ventimila detenuti per lo più senza un minimo di accusa o uno straccio di processo e si prende beffa di organizzazioni internazionali, tribunali e organizzazioni umanitarie. Una macchina del terrore statale, ben rifornita da tutto Occidente e da cui lo stato italiano non ha mai preso né distanze, né interrotto alcun accordo. 
Se si dovesse applicare lo stesso standard che la procura di Genova ha usato contro la rete di solidarietà per la raccolta dei fondi per la Palestina, dovremmo assistere in questi giorni ad una altrettanta inchiesta nei confronti di tutti coloro che direttamente o indirettamente finanziano il fantomatico stato di Israele, perché complici di un efferato sterminio in corso. Manco a dirlo, i politici italiani si sono subito distinti da una parte e dall’altra per strumentalizzare la vicenda. Da una parte gli sciacalli fedeli al padrone, pronti a far coincidere l’essere a favore del popolo palestinese con il terrorismo e l’antisemitismo; dall’altra per regolare i conti nelle segreterie di partito, far criminalizzare le aree più solidali o in alcuni casi addirittura scomparire dai radar della politica e nascondersi sotto il tavolino affinché passi la burrasca della vicinanza alle frange del terrorismo islamista.
Paradossalmente però proprio Hamas non solo viene riconosciuta da Israele come interlocutore per gli accordi di Pace – perché in questi anni ha governato Gaza – e nella prospettiva di indebolire l’unità della nazione palestinese, gli ha anche lasciato affluire ingenti quantità di denaro per alimentare lo scontro con l’ANP, tramite il Qatar. A rigor di logica, i provvedimenti giudiziari dell’inchiesta dovrebbero riguardare a questo punto anche i membri del governo Netanyahu che, favorendo queste operazioni hanno avuto per effetto la supremazia di Hamas sull’ANP a Gaza.
Di tutto questo, tra l’altro, poco ne avrà da gioire Abu Mazen che  – credendo di vedersi favorito dall’establishment occidentale, coccolato da Washington ad Atreju e passando per Palazzo Chigi, a scapito proprio di una Hamas esautorata, non sarà che l’ultimo bocconcino ad essere pappato, magari facendogli creare una sorta di dorato museo della Palestina, stile riserva indiana di statunitense memoria. Insomma, secondo i documenti inviati dallo stato israeliano all’autorità giudiziaria italiana, tutte le associazioni che si occupano di raccogliere i fondi destinati a vario titolo a Gaza, sono emanazioni di Hamas.
Un po’ come tutti coloro che devono essere liquidati senza troppi convenevoli. Come gli operatori sanitari, i medici degli ospedali a Gaza, i giornalisti indipendenti sequestrati e uccisi. In Italia, invece, si usa un altro metodo, quello della mostrificazione. Giornali, associazioni, uomini liberi, volontari, attivisti, militanti, comunità politiche vengono mostrificate, solo per non essersi arrese al servile conformismo filoisraeliano imperante. Solo per non aver accettato l’idea che si possa passare per vittime eterne, massacrando e sterminando popoli che, legittimamente, rivendicano il diritto di difendersi, vivere sulla propria terra e – bestemmia imperdonabile – ricevere aiuti da tutto il mondo. 
Per tale motivo ci auguriamo che dalla vicenda dei finanziamenti al terrorismo, emerga l’effettivo stato delle cose: tanta solidarietà e nessuna cospirazione armata. Noi, da parte nostra, non rinunceremo – come abbiamo sempre fatto – a rivendicare la nostra assoluta e incondizionata vicinanza a chi in questa storia è l’oppresso. Cioè al vero e autentico protagonista come esempio di lotta, di incondizionata determinazione e sacrificio che è il popolo della Palestina.