Suicidio assistito? Sarà il nuovo business

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cappato-fabo-eutanasiaIl PM (sempre loro) chiede l’archiviazione per Cappato, che ha procurato la morte di DJ Fabo. Contro ogni principio del diritto italiano (non che ci piaccia molto, ma tant’è), ecco il grimaldello per il business della morte! Da oggi in poi si può aiutare (incitare, assistere, promuovere) il suicidio dei malati (veri, ma anche presunti, perché prima o poi tutti avranno questo ‘diritto). Pronti a vedere i miliardi girare tra i boia osannati dai media allineati?
Una volta avevamo gli eroi della vita e i paladini del sacrificio. Oggi, solo demoni mortiferi e viscidi senza-Dio.

(www.repubblica.it) – 02/05/2017 – Dj Fabo, la procura chiede l’archiviazione per Cappato: è indagato per aiuto al suicidio.

Il deputato aveva accompagnato Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico dopo un grave incidente, in una clinica svizzera. In attesa della decisione del gip, il parlamentare continuerà a sostenere i malati che intendono porre fine alle proprie sofferenze.

Chiesta l’archiviazione per Marco Cappato, deputato radicale e tesoriere dell’associazione «Luca Coscioni», indagato per aiuto al suicidio in relazione alla morte avvenuta in Svizzera di dj Fabo. La richiesta dei pm milanesi Tiziana Siciliano e Sara Arduini dovrà essere valutata dal giudice per le indagini preliminari.

L’autodenuncia ai magistrati

Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, era morto il 27 febbraio nella clinica svizzera «Dignitas» alla quale aveva deciso di rivolgersi dopo essere rimasto tetraplegico e cieco in seguito a un incidente stradale. Per farlo, aveva chiesto l’aiuto dell’esponente radicale Marco Cappato che lo aveva accompagnato nel centro nel quale poi, Dj Fabo, «ha morso un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale», aveva raccontato lo stesso Cappato che qualche giorno dopo si era presentato ai magistrati.

Riconosciuto il diritto alla dignità della vita

La richiesta di archiviazione dei pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini in una quindicina di pagine ha analizzato il caso di dj Fabo sia sotto il profilo strettamente penale – la valutazione di un nesso causale tra la condotta di Cappato e il suicidio assistito di dj Fabo – sia sotto il profilo giurisprudenziale «anche di rango costituzionale e sovranazionale», citando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la Corte Costituzionale, la Cassazione sul caso di Eluana Englaro e il gup di Roma sul caso Welby laddove aveva sostenuto che «la condotta di colui che rifiuta una terapia salvavita costituisce esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti, sancito dalla Costituzione». Tutto ciò ha portato la Procura a bilanciare il diritto alla vita con quello della dignità umana che si esercita anche attraverso l’autodeterminazione delle proprie scelte in presenza di determinate e oggettive condizioni, con dolori fisici non controllabili, sofferenze insopportabili e prognosi ineluttabili. In pratica i pm con la loro istanza hanno esteso il diritto alla vita al diritto alla dignità della vita. E per tanto hanno osservato che qualora avesse deciso di sospendere le cure, dj Fabo sarebbe morto soffocato con una lenta e atroce agonia. Nello specifico, nella richiesta di archiviazione si sottolinea che «le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile o indegna dal malato stesso». Per i pm, dunque, la giurisprudenza «ha inteso affiancare al diritto alla vita tout court il diritto alla dignità della vita inteso come sinonimo dell’umana dignità».

Il deputato radicale: «Continuerà la nostra azione di aiuto»

«Prendo positivamente atto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano dopo le indagini svolte nei miei confronti in merito alla morte di Fabio Antoniani – ha commentato Cappato dopo aver appreso la notizia – . In attesa della decisione del gip, posso confermare che è in corso e continuerà l’azione di aiuto alle persone che vogliono ottenere, in Italia o all’estero, l’interruzione delle proprie sofferenze, eventualmente anche attraverso l’assistenza medica alla morte volontaria in Svizzera».