I riti della regalità in Giappone

776


(tratto da La Regalità, miti simboli e riti, di Enrico E. Clerici)

Appena morì l’imperatore Hirohito, un autorevole quotidiano giapponese (Asahi Journal) sproloquiava[1] minaccioso: si arriva alla successione e il popolo deve sapere come essa avverrà perché in uno Stato moderno non si possono mischiare atti dello Stato con riti familiari. Lo Stato moderno non deve essere coinv6olto nel credo e nella personalità divina.
Invece, con molto senso di responsabilità, il nuovo Imperatore (Akihito) ha voluto restare fedele alla Tradizione. Pochi giorni dopo la morte dell’imperatore Hirohito, il Presidente dei Consiglio dei Ministri, nel Palazzo Imperiale, consegnò al nuovo Imperatore[2] tre scatole contenenti i tre simboli dello Stato (lo specchio, la spada e la collana). Secondo la Tradizione questi tre oggetti erano stati consegnati dalla dea del Sole Amaterasu al nipote Ninigi. Per lo Shintoismo i tre oggetti hanno un alto valore simbolico.
Lo Specchio riflette sulla sua lucida superficie tutti gli oggetti quali essi sono nella loro realtà: buoni o cattivi, belli o brutti. In ciò si vede il vero carattere dello specchio che simboleggia fedelmente la verità, una delle virtù fondamentali.
La Collana significa compassione ed obbedienza ed è il simbolo di bontà.[3]
La Spada rappresenta la dote della rivoluzione decisiva, cioè l’ultima analisi della saggezza.
Senza la combinazione di queste tre fondamentali virtú non si può contare sulla pace dell’Impero. Due anni dopo la morte dell’’Imperatore Hirohito, al termine del periodo di lutto, vi è stato l’insediamento sul trono  di Akihito che è consistito in una cerimonia essoterica (sokui-no-rei) accessibile anche agli stranieri e in un rito esoterico (Daijosai) al quale presenziarono pochi giapponesi.
1) SOKUI-NO-REI è la cerimonia pubblica alla quale, il 12 Novembre 1990, assistettero, in una sala del palazzo imperiale, ben 2500 persone tra cui i rappresentanti ufficiali di 158 Paesi.
In posizione elevata erano stati collocati, celati da tendaggi color viola, il trono dell’ Imperatore e, un po’ più indietro e piú piccolo il trono dell’Imperatrice.
Un corteo entrò nella sala, in ordine apparvero:                                                    
  • i Principi Imperiali preceduti dal Principe Ereditario;
  • le Principesse Imperiali che vestivano ognuna dodici chimoni;
  • il Gran Maestro delle Cerimonie
  • il Gran Ciambellano;
  • l’ Imperatore col costume color giallo-rosso, il colore del sole all’alba. Sul capo portava un cappello nero sul quale s’innalzava una lunga fascia nera e rigida.
  • l’Imperatrice che reggeva fra le mani un grande ventaglio chiuso
L’Imperatore e l’Imperatrice, celati dalle cortine, salirono sul Trono. Dopo che si furono seduti, i Ciambellani aprirono le cortine cosi i presenti poterono vederli nella loro Maestà.
L’Imperatore iniziò il suo discorso con queste parole: “Proclamo la mia ascesa al Trono”. Al termine del discorso dell’Imperatore, il Primo Ministro[4] sali fino ai piedi del Trono e lesse un messaggio di congratulazioni. Un corteo portò, poi, l’Imperatore dal Palazzo Imperiale al Palazzo di Akasaka, residenza della famiglia imperiale.
2) DAIJOSAI – Nella notte fra il 22 e il 23 novembre 1990, l’Imperatore Akihito come avevamo sempre fatto i suoi predecessori, ricevette con un antico rito esoterico, chiamato Daijosai, l’iniziazione regale arahito-gami cioè dio vivente[5].
In precedenza, nei giardini imperiali, erano stati costruiti con bambù e paglia due edifici (Yukiden e Sukiden) circondati da trentanove piccoli templi. Nel tardo pomeriggio del 22 novembre l’Imperatore. vestito di seta bianca, si avviò, processionalmente, sotto un parasole bianco all’edificio Yukiden, mentre l’Imperatrice con un ristretto numero di invitati sedeva sotto un portico del Sukiden. Nella Sala Shinza (camera dei Misteri), posta nella parte centrale dello Yukiden, entrarono l’Imperatore e due vergini. Il rito è coperto dal segreto. Sappiamo solo che l’Imperatore, dopo essersi congiunto con la dea del Sole, è rinato con l’impronta divina. L’Imperatore poi usci dallo Yukiden e si diresse nel Sukiden per offrire riso agli Dei.
 
 

[1] FERNANDO MEZZETTI, L’ erede di Hirohito sarò un nuovo Dio, articolo in La Stampa di domenica 30 ottobre 1988, p. 4. Per i riti della Regalità in Giappone si consulti di Fosco MARAINI, L’Agape celestei riti dì consacrazione del Sovrano giapponese, ed. All’insegna del Pesce d’oro (Milano, 1995).

[2] Resoconto nel settimanale francese Point de Vue Image du Monde del 20 gennaio 1989.

[3] La storia della legittima successione degli Imperatori divini di KITABATAKE CHIKAFUSA (1293-1354). Citazione contenuta nel libro di HAROLD NICOLSON, Storia delle Monarche Istituto Italiano di Arti Grafiche (Bergamo 1964).

[4] Il primo Ministro era in abiti occidentali perché si era rifiutato di vestire gli abiti tradizionali giapponesi. Fu l’unica nota stonata!

[5] Non fu una proclamazione ufficiale, anche se voluta dall’Imperatore. Tuttavia la cosa suscitò le ire dei radicali di sinistra, che per l’occasione fecero alcuni attentati.