Su Giulia Cecchettin e sull’uccisione delle donne ci stanno ricamando in molti. Che non aspettavano altro.
Le televisioni producono trasmissioni morbose, in cui ci raccontano l’argomento della tesi di Giulia, in quali momenti esatti il suo papà ha pianto e quando invece si è controllato di più; il colore della cameretta di Giulia, i suoi abiti preferiti e il taglio di capelli; dove ha preso esattamente le coltellate e se è morta in auto, prima o forse dopo; quanto ha sofferto e si fanno – sempre in queste seguitissime trasmissioni – paragoni con la sua sofferenza: forse ha sofferto piano, perdendo coscienza, dicono. Oppure, ha sofferto molto ed è stata sempre lucida. Insomma, il solito circo mediatico che fa lo sciacallo sul corpo di una ragazza morta di violenza e cattiveria, mentre una famiglia la piange. Anzi, una parte della famiglia la piange; l’altra parte invece vomita il ‘rosario femminista’, tra croci rovesciate, stelle a cinque punte sulle felpe in diretta televisiva e inni al maligno.
Poi, ci mangiano i politici: Salvini, che per una volta dice che si fida dei ‘magistrati’, viene strumentalizzato perché non dice subito che vuole la ‘castrazione chimica’, come ha fatto in passato quando l’aguzzino della donna era un extracomunitario; la Schlein – non sappiamo se in veste di filosion, filopal, filoimprese, filosindacati, ma tanto vale come un tiro di dadi – si scaglia contro il governo che “non fa le leggi”, come se bastasse una carta-straccia pubblicata in Gazzetta Ufficiale a fermare questa odiosa ricorrenza.
Ma chi ci mangia di più è il movimento femminista. Che banchetta livoroso e famelico sul cadavere di una ragazza, da poco non più ragazzina, prossima a essere donna, che aveva da poco perso la mamma e, nonostante ciò, rialzava la testa in una vita tutta da raddrizzare. Banchetta, dicevamo, perché aveva tanta fame, il movimento femminista: aspettava una vittima così. Aspettava questo delitto per prendersi la patente della ‘difesa unica ed esclusiva delle donne’, la procura della ‘lotta per il femminile’, il grimaldello per ‘uccidere il maschio’. Ma chi l’ha detto che il femminismo difende le donne?
Non solo è legittimo, ma è necessario e indispensabile agire contro la violenza perpetrata nei confronti delle donne, superando retaggi borghesi e moralisti nonché prevaricazioni e repressioni. Ma farlo alla maniera femminista significa ascoltare Lucignolo, che fa deviare e separa, piuttosto che la Fata Turchina che indica la Via e trova l’alleanza tra uomo e donna.
Del resto, anche in questo caso il movimento femminista ha tirato fuori tutto l’arsenale di banalità, luoghi comune e falsità che, lo diciamo subito, non combattono il problema dell’uccisione delle donne, ma lo fanno cuocere a modo nel pentolone del ‘mondo moderno’. Così, le frasi più ricorrenti:
“è stato un uomo normale, non un pazzo”, a dire “attenzione, quel Filippo non è un caso particolare di un folle, ma è insito nella natura del maschio voler uccidere una donna”. Così, prendendo un caso isolato, si generalizza e si condanna tutto il genere. È una vecchia tecnica di manipolazione che conoscono bene gli esperti di comunicazione. Fino a ieri si è fatto lo stesso con i cd. no-vax: bastava che un folle no-vax dicesse di credere nella terrapiatta e nel sungazing, per dire che tutti coloro che erano ‘vaccino-scettici’ fossero dei pazzi. Nulla di nuovo. Il risultato? Additando un pazzo omicida, si condanna tutto il genere maschile;

“ora dobbiamo fare la rivoluzione femminista”, come se il femminismo fosse una soluzione, come se Michela Marzano – quella che non vuole figli perché suo nonno era fascista e allora non vuole perpetuare la specie, insomma un cervello acuto – fosse un modello da ascoltare;

“i maschi sono malati”, come fosse insita nella natura maschile la violenza verso la donna, con una pericolosa banalizzazione che, se fosse attuata nello schema zingaro=ladro, immigrato=criminale farebbe scandalizzare i vari Michele Serra e compagnia che applaude;

“il femminismo risolverà tutto”, come infatti insegnano i Paesi più all’avanguardia nelle lotte LGBT. Peccato però che in questi Paesi il tasso di uccisioni di donne sia più alto e, quindi, è forse vero il contrario: le politiche femministe non fermano queste violenze. Anzi…

“le leggi LGBT vanno approvate subito”, come tuona la Cirinnà, quella dei soldi nascosti nella cuccia del cane. Perché tanto Giulia è morta: val la pena sfruttarla finché se ne parla…






