Antiche Mura • Custodire la verità per opporsi al declino
Cosa sono le parole che hai rubato e che imputridiscono il tuo linguaggio, in confronto a quello che avresti da dire?»
(Cittadella, Antoine de Saint-Exupéry – AGA Editrice)
L’autore di Cittadella riflette sul limite delle parole rispetto a quello che si vorrebbe davvero esprimere. Questa condizione del linguaggio è il riflesso dell’incapacità umana di percepire lo Spirito. La vera conoscenza trascende l’espressione verbale.
Le parole, infatti, spesso tradiscono più di quanto rivelino perché la realtà è complessa e sfuggente e la conoscenza autentica non può essere espressa con il linguaggio o mediata da concetti, ma solo vissuta.
La verità si trova nel cuore, non nella lingua.
Per quanto le parole possano rappresentare delle prigioni rimangono comunque uno strumento utile a trasmettere il Sacro soprattutto quando elevate a poesia. Esse sono solo un mezzo per un fine più alto, un veicolo di verità quando usate con saggezza.
Il linguaggio – come tutti gli strumenti in mano all’uomo – può essere usato per manipolare l’immagine della realtà e per controllare le masse. Inoltre, l’impoverimento in corso della lingua porta al degrado del pensiero. Senza parole che esprimono determinati concetti, diventa impossibile anche solo pensare a quei concetti.
Le parole possono descrivere ma non riescono a catturare la profondità dell’esperienza interiore. L’essenza, infatti, trascende il linguaggio e si trova nella distanza tra il detto e il non detto. Da questa lotta tra espresso ed inesprimibile nasce la necessità di superare le parole e percorrere il proprio viaggio interiore.
«La sola vera ricchezza e divinità dell’uomo non è il diritto ad avere un riferimento nel dizionario, ma il tirar fuori da sé, della propria essenza, quello che non ha parole precise per esprimerlo»

Unisciti ad 



