La Via del Tao • La grandezza dei Maestri antichi

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«I Maestri dei tempi antichi Erano liberi, chiaroveggenti, misteriosi, intuitivi Nella vastità delle forze del loro spirito non sapevano di un Io Questa incoscienza della forza interiore dava grandezza al loro aspetto.»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
In questo passaggio del Tao-tê-ching si torna a parlare degli antichi e con più precisione dei Maestri dei tempi antichi che apparivano grandi non perché alimentavano il proprio Io, ma perché non avevano coscienza di un Io individuale («incoscienza della forza interiore»).
I Maestri erano «liberi» perché non vedevano nell’Io il centro della loro esistenza; erano «chiaroveggenti» perché potevano guardare ogni cosa con lucido distacco; erano «misteriosi» perché i loro bisogni e le loro priorità rispondevano a un’Ordine non accessibile a chiunque; erano «intuitivi» come coloro che non sono guidati semplicemente dall’istinto ma dalla visione del reale.
La grandezza dei Maestri antichi nasceva dall’«incoscienza» dell’io, che non significa ignoranza né immoralità ma assenza di egoismo. Ciò implica una coscienza più vasta che non è deformata dalla percezione individuale. Essi erano più prossimi all’Essere che al divenire, potendo cogliere la responsabilità del loro ruolo di esecutori di una volontà sovraindividuale. Erano, infatti, Maestri perché insegnavano con l’esempio a conformare la propria volontà alla Volontà superiore. In un mondo che ha innalzato l’io a valore assoluto, è fondamentale ridimensionare l’ego.
Questo non implica eliminare la personalità, ma impedire che venga posta al di sopra di ogni altra cosa; né significa dissolvere l’individualità nel collettivo o nel nulla, come spesso suggeriscono certe ideologie, ma piuttosto di ordinare le pulsioni dell’io secondo il giusto grado di importanza.
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