La scuola odierna: dove si impara a fare la corsa del topo

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(a cura di un nostro lettore)
La scuola, oggi, non ti insegna a seguire i tuoi obiettivi o a realizzare i tuoi sogni, indipendentemente da ciò che pensano gli altri.
Al contrario, sembra trasmettere un messaggio diverso: finisci di studiare, trovati un lavoro, omologati.
Se non segui questa strada, sei considerato strano, diverso, e ti viene fatto credere che non avrai mai successo proprio per questa tua diversità.
A scuola una volta veniva insegnato a leggere a scrivere ma soprattutto a pensare… ma oggi si insegna solo a fare “La corsa del topo” Molti insegnanti, ormai, sembrano essersi ridotti al ruolo di semplici strumenti, come delle asce che tagliano ceppi di legno da rendere tutti uguali, compatti, pronti per essere gettati nel fuoco.
Questo fuoco non è altro che un sistema che alimenta gli stipendi di politici che avrebbero l’obbligo di preoccuparsi di andare a creare un ambiente in cui possano crescere gli uomini e le donne del domani.
Tuttavia il Ministero dell’istruzione se ne frega altamente e si limita a dire “fuori i fascisti dalle scuole” ma sarebbe meglio dire fuori i professori sinistrati dalle scuole che non vogliono accettare un opinione diverse dalle loro o in generale che non combacia con la sinistra.
Le asce tagliano via ogni parte che non rientra negli schemi: fiori, muschio, corteccia – tutte parti magari “scomode”, ma uniche.
Ogni tanto, però, qualche ceppo riesce a scappare, si libera dalla fornace, e diventando un’opera d’arte, non grazie alla scuola, né tantomeno grazie a quella scure che voleva solo trasformarlo in combustibile.
La scuola dovrebbe essere FormAzione a trecentosessanta gradi dell’uomo e della donna, educazione anzitutto spirituale, esplorazione e conoscenza della sua natura più profonda.
Prima di conoscere e leggere libri bisogna conoscere se stessi, leggere la propria anima o meglio, imparare a leggere la propria anima.
Questa visione ovviamente si oppone a quella di una scuola vista come mera formazione tecnica dell’alunno, futuro produttore-consumatore da dare in pasto al mondo della neo-schiavitù lavorativa.
Non siamo l’unico Paese con un sistema scolastico fallimentare. Tuttavia, finiamo spesso in fondo alle classifiche mondiali, sia per qualità dell’istruzione, sia per il modo in cui il sistema scolastico è strutturato. E questo dovrebbe fare riflettere.
Se davvero si vuole attuare un cambiamento positivo, bisogna aderire ad una logica rivoluzionaria: non serve riformare l’istituzione ma agire sulle anime dei ragazzi e agire, farli puntare in alto.
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