
(a cura di un nostro lettore)
Con l’eventuale caduta del regime degli ayatollah — figlio diretto della Rivoluzione del 1979, ultima vera Rivoluzione del mondo contemporaneo — andrebbe a scomparire l’ultimo faro di una Verità manifestata in forma politica.
Verrebbe meno l’affermazione del Sacro sul profano, la restaurazione dell’Ordine sul caos, il prevalere dello Spirito sulla materia, del Principio sulla democratica tirannia della quantità: l’ultimo sistema politico fondato non su chimere liberal-democratiche, ma su un crisma superiore.
In un contesto storico dominato dal materialismo ateo, declinato nelle sue due facce ugualmente squallide — quella marxista e quella capitalistica — nell’Iran tradizionale trionfa lo Spirito.
Una civiltà bimillenaria, di memoria imperiale, erede di una regalità sacra; un popolo fiero, portatore di una visione del mondo integrale e organica, sta per vedersi imporre il way of life di uno Stato che fatica ad assommare due secoli di storia, fondato su un mito progressista da sempre — e oggi più che mai — putrefatto nella sua natura intrinseca.
A pagare il prezzo più alto sarebbero, su tutte, le donne: sottoposte a una forzata occidentalizzazione che le sradicherebbe dal proprio centro, in nome di una “libertà” spacciata dai soliti mercanti dal ‘45 in poi.
Quanto potrebbe accadere segue un copione ormai collaudato, di cui Venezuela e Siria rappresentano gli esempi più recenti e istruttivi: Stati sovrani e non allineati progressivamente svuotati dall’interno, delegittimati sul piano morale — una morale che non è la loro — e colpiti attraverso sanzioni, attacchi e narrazioni umanitarie.
Iraq, Libia e Afghanistan raccontano la stessa storia: distruggere ciò che resiste per sostituirlo con ciò che obbedisce.
Le onde della sovversione avanzano perché il mondo moderno non conosce altro linguaggio se non quello della dissoluzione: ove esiste forma, essa viene corrotta; ove esiste gerarchia, essa viene rovesciata.
La caduta dell’Iran tradizionale non rappresenterebbe una vittoria della “libertà”, ma un ulteriore passo verso il deserto spirituale globale, segno dei tempi ultimi che avanzano senza incontrare resistenza.
Cadrebbe così l’illusione politica che sia ancora possibile uno Stato integralmente e intransigentemente fondato su un Principio trascendente.
Si chiuderebbe l’ultimo grande atto di rivolta contro il mondo moderno, l’ultimo tentativo di tradurre in forma politica una visione sacrale dell’esistenza.
Crollato il tempio, non resta che ciò che resiste interiormente: custodirne il fuoco rivoluzionario.
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