La Via del Tao • Lungi dall’agire comune

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«Più si è lungi dall'(agire) comune, piú si è vicini alla Via»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Nella dottrina del Tao, l’agire in sé non ha un valore in termini assoluti, anzi, si afferma che, proprio allontanandosi dal modo comune di agire, ci si avvicina alla Via.
La vera vicinanza al Principio non si misura con l’agitazione impulsiva dell’ego, con l’adesione meccanica alle convenzioni, con la produzione utilitaristica né con il conformismo sociale, bensì dalla distanza interiore dai meccanismi ordinari che muovono l’azione.
La «Via» è l’ordine superiore verso cui dovrebbe orientarsi ogni azione per poter essere autentica.
Viceversa, la volontà dell’ego e le pretese di controllare ogni cosa e di dare forma alla realtà, producono azioni effimere che non portano a niente.
Essere «lungi dall’agire comune» significa agire non per calcolo o ambizione, ma rifiutando la logica comune della convenienza, dell’accumulo e dell’apparenza.
L’azione comune, infatti, è quella guidata dall’ego; ad essa si oppone l’azione orientata verso un centro, quella per cui conta più la qualità della quantità e l’intenzione che muove l’atto, ancor più del risultato ottenuto.
L’uomo vicino alla Via non moltiplica i gesti, li purifica; non aumenta l’intensità, ma la concentrazione; non impone con la forza, ma lascia che le sue ragioni si impongano da sole; non confonde il fare con l’essere. Solo l’azione che nasce dal Principio è realmente buona, giusta e utile.
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