«Mura con finestre e porte formano una casa
Ma è il vuoto di essi che ne fa l’essenza.
In genere: l’essere serve come mezzo utile
Nel non-essere [nel vuoto] sta l’essenza».
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Lao-tze utilizza la metafora della casa per tornare a marcare la distinzione tra l’essere, che è mezzo, e non-essere, che è principio. Le mura, le porte e le finestre, infatti, danno forma alla casa ma da sole non bastano a renderla abitabile: è il vuoto interno a qualificarla come tale. Senza quel vuoto, la struttura non sarebbe una casa ma un blocco inutile. Come il non-costruito dà senso alla costruzione, così ciò che non ha forma dà significato alla forma. Infatti, il pieno delimita uno spazio ma è il vuoto a dargli senso. Da qui si può, dunque, ricavare che ciò che qappartiene all’ordine delle cose visibili (materiali) non possiede in sé il proprio significato ultimo, ma lo riceve da ciò che è invisibile (immateriale) e che rende possibile l’apparire. L’essenza, infatti, non sta in ciò che si vede ma in ciò che non si manifesta e che, ciononostante, ne è condizione. La metafora della casa esprime questa legge con una chiarezza esemplare: una casa è abitabile perché in essa c’è il vuoto. Allo stesso modo, l’uomo non realizza la propria essenza riempiendosi di contenuti, ma creando uno spazio interiore. Una coscienza “piena” è inutilizzabile, come un edificio senza spazio.