«Conservando l’Uno a che spirito e corpo si congiungano E piú non si separino Far circolare (nel corpo) il soffio fresco e sottileGenerando l’embrione.Pulire lo specchio segreto escludendo ogni pensiero complicatoA che la mente non ti logori».
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Nella dottrina taoista la realizzazione dell’essere consiste nell’unione di spirito e corpo, affinché venga superato il dualismo e ci sia la riconciliazione nell’Uno. In particolare, come chiarisce Julius Evola nella nota al testo, questa unità è espressa attraverso l’identificazione del hun e del p’o, l’anima luminosa e l’anima vitale, principio dell’essere e principio della vita.
L’hun è legata allo yang mentre p’o allo yin. Una allo spirito, l’altra al corpo. Non si può dare priorità a un principio rispetto all’altro poiché hun e p’o non sono in contrapposizione, ma in relazione di complementarietà e trovano la loro realizzazione nell’Uno.
L’uomo comune subisce il predominio del p’o, dove la forza vitale sopraffà l’essere, le forme si mescolano, le azioni si disperdono e la coscienza si annebbia. Questo porta a una disconnessione tra le due dimensioni dell’anima: l’uomo vive, ma ha dimenticato di essere. Essere senza vivere è potenza senza atto; viceversa vivere senza essere è dispersione. La compenetrazione del p’o da parte dell’hun genera quello che nel testo citato viene reso con l’immagine dell’embrione, simbolo di una realtà interiore, invisibile e silenziosa.
Una nuova esistenza nella quale spirito e corpo cessano di opporsi e iniziano ad armonizzarsi secondo un ordine superiore. Evola usa l’espressione «pulire lo specchio segreto» per descrivere il processo di purificazione della mente, che implica l’eliminazione dei pensieri complicati che logorano il cuore per lasciare spazio all’essenzialità della realtà. La purificazione non consiste nell’eliminare il mondo, ma nel rifletterlo senza compromettersi.
L’Uomo Reale, nella prospettiva taoista, opera nel mondo come uno specchio: riflette senza trattenere, condivide senza appropriarsi, conosce senza deformare. La sua azione non incide non per indifferenza o inerzia, ma perché si colloca su un piano superiore dove l’agire non nasce dall’ego, ma dalla conformità al Principio.
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