Comunità Militante Furor | DEMOCRATICA U$A – Il sangue di Samar: Quando l’imperialismo americano tradì l’onore

187
L’ascesa degli Stati Uniti come potenza globale tra il XIX e il XX secolo non è stata una transizione pacifica, ma un’esplicita affermazione di imperialismo che ha trovato nelle Filippine il suo scenario più cruento. Sotto la bandiera del “Destino Manifesto”, Washington non si limitò a subentrare alla Spagna nel controllo dell’arcipelago, ma scatenò una guerra di aggressione che si trasformò rapidamente in una campagna di sterminio sistematico, tradendo i principi di libertà su cui la stessa nazione americana era stata fondata. Il conflitto filippino-americano fu, fin dalle sue origini, una guerra di conquista coloniale mascherata da missione civilizzatrice.
Quando il popolo filippino, che aveva già combattuto duramente per la propria indipendenza contro gli spagnoli, comprese che i nuovi occupanti non avevano intenzione di andarsene, la resistenza divenne un dovere patriottico. La risposta imperiale fu di una violenza senza precedenti: i comandi americani, frustrati da una guerriglia che non riuscivano a domare con le tattiche convenzionali, adottarono una politica di annientamento che non faceva distinzione tra combattenti e civili.
Uno degli episodi più bui di questa espansione imperiale fu il massacro di Samar. In risposta a un attacco della resistenza, il generale Jacob H. Smith diede ordini che restano una macchia indelebile nella storia militare: “Non voglio prigionieri. Desidero che uccidiate e bruciate; più ucciderete e brucerete, più mi compiacerete“. L’ordine di considerare nemico chiunque avesse più di dieci anni portò a un’ondata di esecuzioni sommarie, torture e distruzione di interi villaggi. Fu l’applicazione pratica di una mentalità che considerava le popolazioni locali come ostacoli biologici all’espansione della potenza americana.
Parallelamente, nelle province di Batangas e altrove, l’esercito statunitense istituì campi di riconcentramento dove la popolazione civile veniva ammassata in condizioni disumane. La fame, le malattie e le privazioni causarono la morte di centinaia di migliaia di persone, un olocausto dimenticato in nome dell’egemonia nel Pacifico. Questa non era difesa della patria, ma la brutale imposizione di un impero che sacrificava l’onore militare sull’altare del profitto strategico e della supremazia razziale e politica.
Guardando oggi a quei massacri, emerge una verità amara per chiunque creda nella sovranità dei popoli: l’imperialismo americano nelle Filippine fu il prototipo di un interventismo messianico che avrebbe poi caratterizzato tutto il secolo successivo. Denunciare queste atrocità significa riconoscere che nessuna nazione, per quanto potente, ha il diritto morale di calpestare l’identità e la vita di un altro popolo in nome di un presunto ordine superiore.
La storia delle Filippine resta il monito più sanguinoso di cosa accade quando una repubblica decide di farsi impero, smarrendo la propria bussola morale nel sangue degli innocenti.

https://t.me/azionetradizionale