«Il popolo nelle origini quasi non sapeva che ci fossero (dei sovrani) I successivi (sovrani) furono amati e esaltati I successivi furono temuti I successivi furono disprezzati»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Il Tao descrive il progressivo declino politico che è iniziato all’alba dei tempi e continua tutt’ora. Questo decadimento è il riflesso dell’allontanamento graduale dal centro. Infatti, quando il potere si fonda sul Principio, esso è invisibile e stabile; quando, invece, si fonda sull’io, diventa visibile, poi temuto, infine disprezzato. L’autorità non nasce dalla volontà individuale, ma dalla partecipazione a un Ordine; essa non si mostra, non chiede consenso, non cerca approvazione. Perciò la distanza tra sovrano e suddito è parte fondamentale della società tradizionale perché preserva la trascendenza e impedisce al sovrano di corrompersi a contatto con la massa.
Alle origini, infatti, il popolo quasi non sa che vi siano sovrani, poiché il potere è totalmente conforme all’ordine universale e non viene percepito come imposizione. Il sovrano, dunque, esercita un potere impersonale. In Cina, come viene esplicitato da Julius Evola nelle note al testo, l’«invisibilità dell’imperatore» non era una strategia politica, ma il simbolo di chi governa mantenendo la distanza. Una distanza che preserva il ruolo del governante la cui autorità deriva dalla sua funzione, e non dalla sua persona. Nella seconda fase, il sovrano si rende visibile, cerca popolarità, riduce la distanza dal popolo.
L’autorità non si fonda più su elementi trascendenti, ma sul riconoscimento dal basso. Il potere non è più legittimato dall’affinità al Principio, ma inizia a dipendere dall’approvazione. Nel terzo stadio, il sovrano non è più amato perciò, per difendere la propria autorità, ricorre alla forza. Egli governa perché è temuto, instaurando, dunque, con il popolo un rapporto di imposizione. Torna ad esserci una certa distanza, ma non più legata a una funzione verticale del sovrano, quanto a una volontà coercitiva.