La Via del Tao • L’Autorità (Parte 2)

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«Il popolo nelle origini quasi non sapeva che ci fossero (dei sovrani) I successivi (sovrani) furono amati e esaltati I successivi furono temuti I successivi furono disprezzati»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Quando l’autorità rinuncia alla distanza che le consente di rimanere radicata nel Principio, essa perde il suo carattere trascendente e scivola progressivamente nel dominio dell’Ego. Nel momento in cui questa distanza viene meno, le pulsioni umane si insinuano, emerge la sete di potere e l’autorità diventa uno strumento per affermare una volontà individuale. Come ultima condizione il potere è disprezzato perché non ha più alcuna legittimazione.
Quando l’autorità non partecipa più del Principio e non è più riconosciuta come tale, viene meno la lealtà reciproca, si spezza il vincolo tra popolo e sovrano, e ne deriva forte instabilità. Nel momento in cui anche la forza cessa di essere sufficiente a mantenere il potere, non rimane che la paura. La paura, però, non genera riconoscimento dell’autorità, ma solo obbedienza pronta a dissolversi non appena l’occasione lo consenta.
Il sovrano non gode più di una forte legittimazione perciò è costretto a riaffermare continuamente il proprio potere. Si è così passati da un’autorità che operava silenziosamente senza mostrarsi, e che derivava la propria legittimazione dall’alto, a un potere che deve continuamente esibire la propria forza. Ma la vera legittimazione non nasce dall’ammirazione né dalla paura, quanto piuttosto dal riconoscimento che l’autorità è espressione di un ordine superiore.
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