Antiche Mura • Dormi sicura, sposa imperfetta

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«Dormi sicura nella tua imperfezione, sposa imperfetta. Non sei scopo e ricompensa e gioiello venerato per ciò che è, di cui mi stancherei subito; sei strada, veicolo e carro. Ed io non mi stancherò mai di divenire».
(Cittadella, Antoine de Saint-Exupéry – AGA Editrice)
‍♀️ Antoine de Saint-Exupéry suggerisce al lettore che non si ama ciò che si presenta come perfetto e compiuto, bensì ciò che, nella sua imperfezione, si offre come «strada, veicolo e carro».
La sposa, nella sua umana imperfezione, non è oggetto da esibire, ma strumento per una ricerca interiore. Si ama non il traguardo raggiunto ma la via che mette alla prova.
❤️‍ La «sposa imperfetta» è il simbolo dell’amore e della crescita insieme; perché l’amato è anch’egli imperfetto e dunque capace di migliorarsi.
L’ amore maturo, infatti, accoglie l’altro non per ciò che rappresenta, ma per le strade che apre.
La strada che mette in dubbio le proprie certezze, la strada che spinge a uscire da se stessi, la strada che combatte il narcisismo, la strada della fatica e dell’abbandono della comodità.
Una strada che ambisce a condurre al riconoscimento della natura stessa dell’uomo come essere in via di perfezionamento, mai compiuto ma sempre in divenire.
La compiutezza non esiste di per sé, ma solo in relazione a un altro che offre l’opportunità di reprimere l’ego e perseguire un percorso di nobilitazione.
Per questo motivo, infatti, la sposa non è un «gioiello venerato per ciò che è», un ornamento da esporre, ma uno strumento per lavorare su se stessi.
La società contemporanea, dominata dall’apparenza e dal desiderio del “tutto e subito”, è incline alla ricerca della perfezione, ma non nel senso nobilitante del miglioramento, quanto, invece, come l’instancabile impulso consumistico di possedere l’oggetto da copertina.
Così i partner hanno la funzione di un accessorio di lusso: devono apparire “completi” e sempre adatti ai capricci del momento.
Eppure, come suggerisce Cittadella, ciò che è completo, alla lunga stanca e – soprattutto – non è strumento di sfida e di crescita.
Solo chi abbraccia l’imperfezione dell’altro come strada per il proprio divenire – e viceversa – può sperimentare la gioia di una relazione vera, che non si fonda sull’idolo della perfezione ma sul viaggio.
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