«Non ti dividerò in parti per conoscerti. Non sei né questo gesto, né quell’altro, né la loro somma. Neppure questa parola o quell’altra, né la loro somma. Non ti giudicherò né secondo queste parole né secondo queste azioni. Ma giudicherò azioni e parole secondo ciò che tu sei».
(Cittadella, Antoine de Saint-Exupéry – AGA Editrice)
Secondo l’autore di Cittadella, per conoscere l’uomo non bisogna sezionarlo in parti né farne la somma; anzi critica questa visione materialista e razionalista che tenta di capire l’essenza scomponendo e misurando.
Il ragionamento scientifico induce a frammentare gli elementi, ma così facendo si riduce l’uomo a carne e ossa, perdendo la sua integrità e unicità.
Allo stesso modo, non si può valutare qualcuno solo per ciò che fa, se non si contempla prima la sua essenza.
L’uomo, infatti, non è “ciò che fa” ma “ciò che è in sé”.
Per Saint-Exupéry, dunque, non si giudica in base a singoli gesti, ma si giudicano i gesti in base a ciò che si è.
Un ribaltamento significativo della prospettiva razionalistica.
Il giudizio, quindi, non deve essere sospeso in assoluto ma deve essere orientato dalla verità dell’essere e non dall’apparenza dell’azione.
È facile, infatti, giudicare in base a ciò che si vede; molto più difficile è giudicare in base a ciò che si è.
L’uomo nobile non si definisce da un gesto, ma dall’intenzione con cui egli orienta il suo agire.
Ritornare a una visione spirituale dell’esistenza, significa recuperare la concezione dell’uomo come creatura a cui è affidato un disegno e non come una macchina che risponde a degli stimoli.




