La Via del Tao • Ogni cosa è mezzo (PARTE I)

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«L’Universale (Cielo-e-Terra] non è umano (compassionevole) Tutte le cose (prodotte) le usa come mezzi Gli Uomini Reali non sono umani (jên) Gli esseri essi li hanno come mezzi.»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
La frase in questione esprime una considerazione centrale nella dottrina taoista poiché sintetizza in maniera radicale la concezione secondo la quale l’uomo perde centralità, l’individuale si dissolve, e l’universale governa tutte le cose. In particolare l’affermazione secondo cui «L’Universale non è umano […] l’Uomo Reale non è umano» esprime l’incompatibilità tra il livello individuale e il livello assoluto, tra la prospettiva dell’io e la prospettiva del Principio.
Nel Taoismo, il Principio Universale non è «compassionevole», cioè non ha opinioni sugli uomini e non impartisce ad essi premi o punizioni; semplicemente considera gli esseri non come entità separate, ma come «mezzi» attraverso i quali l’ordine prende forma.
Il Principio, infatti, non ha bisogno di essere “buono” nel senso mondano del termine, perché è Ordine che dà compimento a tutti i significati. È la forma di Amore universale, che non si piega alle emozioni, non si immedesima nelle sorti degli individui, ma agisce come Norma.
Quando il Tao-tê-ching dice che il Principio usa gli esseri come mezzi, non afferma un disprezzo, bensì ribadisce la subordinazione del particolare all’Universale. L’individuo è una forma transitoria; il Principio è la realtà permanente.
L’Uomo Reale, lo jên, incarnando questa visione, non è insensibile ma supera i sentimenti. Egli, dunque, non si separa dall’umanità, agisce come un tramite che la osserva dall’alto.
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