Le case e i soldi ai rom

    224

    Chi vive a Roma lo sa bene: i problemi della città sono enormi, e politiche di miglioramento sembrano non esistere. E il bravo sindaco Veltroni, tra un’apparizione tv e un’altra, cosa fa? Con in bocca le solite parole che sembrano rubate a Maurizio Costanzo, dona agli zingari ben 4 centri. Come dire che a chi ti ruba a casa tu gli regali una macchina. Pensare all’integrazione per chi vive come parassita nella società è una malsana utopia. E lo sa bene anche lui. Ma non ha problemi, lui: in metro non va mai, il traffico la sua auto blu lo evita e vive lontano dai problemi della città (tra i quali proprio i rom che tanto difende). Invece di preoccuparsi dei propri cittadini, si preoccupa di chi la legalità (parola tanto di moda) non la conosce minimamente. Our compliments!

    ROMA – Emergenza nomadi, accattonaggio, prostituzione. Sono tre delle situazioni più a rischio-criminalità nella Capitale, finite nel mirino del Patto per la sicurezza. Veltroni lo dice chiaramente: «Roma città accogliente e solidale, ma per chi vive nella legalità, per chi rispetta le regole». I numeri dei tre fenomeni, che spesso sono collegati dal sottile filo rosso della clandestinità, sono, al momento, da record. A cominciare dal pianeta rom: le stime più o meno ufficiali parlano di 10 mila residenti nella città. 7.500 vivono nei 23 campi regolari o attrezzati. E poi ci sono altre migliaia di persone che dimorano in piccoli accampamenti improvvisati. Baracche, sorgono e scompaiono nel giro di poche settimane lungo il Tevere anche in zone centralissime, magari a poche decine di metri in linea d’aria dalla Ara Pacis. O — ancora — c’è chi vive sulle rive dell’Aniene, o nei tanti cunicoli naturali delle aree verdi di periferia.

    Ma ora si cambia: il patto per la sicurezza, firmato da Amato, Veltroni, Regione e Provincia concede tre mesi a una commissione di esperti per individuare quattro aree destinate ad accogliere i «villaggi della solidarietà»: ospiteranno quattromila persone e saranno pronti in un anno. Se nella prima stesura del Patto era certo che gli insediamenti sarebbero sorti «fuori dal grande raccordo anulare», nell’ultima si parla solo di terreni «comunali o demaniali». L’unica certezza è che non sorgeranno vicini tra loro. Probabilmente saranno distribuiti nei quadranti della Capitale. Negli ultimi tempi, mentre i campi regolari sono stati ridotti da 51 a 23, gli insediamenti abusivi sono aumentati. È un po’ l’effetto dell’apertura a est della Ue, che ha richiamato moltissimi nomadi. Ma forse è anche la conseguenza degli sfollamenti senza alternativa: a quelli che vengono cacciati da un quartiere, si dice solo di andare via.

    E loro, gli sfollati, non si perdono d’animo: vanno a piazzare tende, roulotte o baracche di lamiera a due o tre chilometri di distanza. Accampamenti di miseria. Terreno fertile per l’accattonaggio: centinaia di persone ogni giorno, come fossero pendolari, fanno la spola fra le baraccopoli e le vie dello shopping. Intorno a questi disperati prospera un florido racket per il controllo dei posti migliori. Dai nomadi alla prostituzione. È un altro dei grandi problemi legati alla sicurezza a Roma. Quante sono le ragazze che si vendono in strada? Nessuno lo sa. Le associazioni di volontariato parlano di migliaia, giovani sfruttate nelle vie della Capitale. Dopo anni di quasi preponderanza delle africane, ormai intere zone sono occupate da romene, albanesi, moldave e russe.

    E gli interventi repressivi servono a poco. Un esempio? Come sono state messe le telecamere per la videosorveglianza sulla Salaria, le prostitute, spesso baby-prostitute, si sono spostate di qualche centinaio di metri, al riparo dal «grande fratello». E anche le multe a chi si ferma in auto servono a poco: «Non abbiamo uomini a sufficienza per i controlli», dicono in coro i sindacati di polizia. Rispetto a qualche anno fa, tra l’altro, il fenomeno è sempre più invadente e invasivo. Non è raro, vedere queste ragazze seminude passeggiare fra palazzi abitati. La maggior parte lavora lungo le strade consolari. Ma ci sono veri e propri quartieri a luci rosse anche a ridosso del centro: all’Acquacetosa, per esempio, all’ombra degli eleganti palazzi dei Parioli. O intorno alle Terme di Caracalla. E ovunque ci sia un angolo buio per appartarsi con il cliente.

    Alessandro Capponi e Paolo Foschi 19 maggio 2007