Raido 1995-2020: 25 anni in marcia per la Tradizione – Il Dispaccio [VIDEO]

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21 aprile, 1995 – 2020: 25 anni di Raido, compiuti con consapevolezza, gioia e responsabilità, proprio nella caduta vorticosa del mondo moderno, che in questi giorni, in cui l’emergenza è diventata un pretesto per infliggere un altro duro colpo alla Dimensione del Sacro, sembra aver compiuto un altro passo nella sua rovinosa fase terminale.
25 anni, tanti ma, come ogni giorno, sono un nuovo punto di partenza. Non c’è traguardo, non c’è punto d’arrivo, intrinsecamente borghese, dal momento che la Rivoluzione Tradizionale, per sua stessa natura, rappresenta un rinnovarsi costante.
Rinnoviamo allora, nel nostro venticinquesimo anniversario, anche la nostra sfida: un progetto concreto e duraturo, ambizioso ma realista, impegnativo, oltre le chimere degli entusiasmi fugaci ed estemporanei che troppo spesso hanno fatto naufragare iniziative dai presupposti lodevoli.

La Tradizione, infatti, è eterna, ma nel mondo cammina sulle gambe di chi ha deciso di assumere tale responsabilità. Oggi ancora, dopo 25 anni, tra queste gambe ci sono ancora le nostre, fedeli al mandato ricevuto da chi, prima di noi, ha custodito quel Fuoco che è il motivo sufficiente per cui oggi ambiamo ancora alla prima linea, senza aver perso un minuto di giovinezza.
Per dirla con le parole del Capitano Codreanu: «per noi non esiste sconfitta o capitolazione, giacché la forza di cui vogliamo essere gli strumenti è invincibile per l’Eternità».
In questi 25 anni sono molte le parole d’ordine che, del tutto spontaneamente e sinceramente, sono nate dalla nostra lotta. Immediate, intuitive, sincere: parole nate dall’azione che ha una forma, sempre impersonale; nate dall’attitudine di chi vuole vivificare la Dottrina tradizionale in ogni singolo gesto quotidiano; nate da un servizio sincero e indefesso alla Tradizione. Che oggi, come ieri e, a Dio piacendo, come domani, rilanciamo con la spontaneità della nostra giovinezza.
Tradizione Formazione Rivoluzione
È il trinomio che rappresenta l’origine, il senso e il fine di Raido: campeggia sui muri nella nostra Sede, rappresenta la nostra stessa identità.
Tradizione come origine e mèta del viaggio, insieme dei Princìpi di origine spirituale che nei millenni gli uomini hanno trasmesso nelle legittime civiltà e forme. Per loro stessa natura, tali Princìpi sono eterni e immutabili, oltre il tempo che passa e lo spazio che manca: sono l’essenza eterna delle forme e delle identità; passeranno uomini, civiltà, costumi, ma loro non passeranno mai, perché è il Sacro che li detta. E il Sacro, pur rinnovandosi nelle forme, è l’unica realtà, risplende per sempre e nulla può vincerlo. Raido ha la missione di custodirli, il dovere di trasmetterli, la consegna di viverli, tramite l’azione e la militanza quotidiane.
Formazione è dare forma all’azione, è il dare alla vita la “forma” della Tradizione, mettendo ordine – gerarchia – nella propria vita, tramite impegno costante e duraturo nel tempo, combattendo ogni giorno contro il nostro peggior nemico: il borghese, quello che alberga in ogni uomo.
Rivoluzione, ritorno all’origine (dal latino «re-volvere»), alla Tradizione, che deve avvenire prima dentro di noi, per avvenire, di conseguenza, anche fuori di noi. Fare la Rivoluzione, per essere Uomini Nuovi, per rendere nuovo il mondo in cui viviamo e che lasceremo a chi verrà.
Roma
Roma è la nostra Stella Polare: è l’espressione della Tradizione più prossima a noi, non solamente nel tempo e nello spazio, ma soprattutto nell’anima. Roma non è una semplice espressione storica, ma è uno Stile, fatto di azione impersonale, Sacro e sacrificio, gerarchia e comunità; Roma è azione sacra, agire con e per il Sacro, con realismo e concretezza: ne è l’espressione plastica la Legione, in cui ogni uomo è importante non come singolo, ma perché inquadrato al proprio posto, nella disciplina del tutto. Il romano non conta, conta solo Roma. E Roma conta in quanto adempie alla sua missione divina: la lotta per l’affermazione del Sacro in un mondo troppo buio.
Come Roma, Raido nasce il 21 aprile, con l’ambizione di custodirne il Fuoco; per ripercorrerne l’Orma, che è via di Amor.
Sacrificio e Azione impersonale
«Sacrum facere», ossia «realizzare il Sacro»: è il perno su cui si fonda la vita dell’uomo della Tradizione, è la direzione tramite cui il militante di Raido lancia il cuore oltre l’ostacolo e percorre la Via.
Sinonimo di Sacrificio è Azione Impersonale, fare quel che deve essere fatto, senza aspettarsi nulla in cambio: nessun calcolo, nessun coinvolgimento emotivo, nessun tornaconto. Ogni gesto, ogni parola (meno possibile), tutto segna una scelta: per la Tradizione o contro di questa. Non c’è scampo: Tramandare. O tradire.
Sacrificio, nel mondo ‘senza Dio’, dove tutto ha un prezzo: qui, il dono è l’unico atto rivoluzionario. Chi nulla dona, nulla vale.
Aristocrazia
Dal greco «potere dei migliori»: il migliore è colui che più di tutti è in grado di sacrificare se stesso per l’Idea, vivendo la propria vita come un servizio e come una missione. Non è una questione di vecchi decaduti, ma di chi è pronto anche a morire per l’Idea. Che i principi rivivano in noi: questo è l’esercizio del militante di Raido. Essere il migliore (non un perfettino!) in fatto di servizio e abnegazione, mettendo il massimo impegno, la massima dedizione e il massimo sacrificio negli impegni assunti: non accontentarsi mai.
In un mondo di avvocati di se stessi, siamo chiamati a essere giudici inflessibili delle nostre azioni.
Gerarchia
Lontano dal cancro democratico, Gerarchia è una specifica visione del mondo, da cui deriva il modo di organizzare la propria vita, le strutture sociali e militanti. Gerarchia, dal greco «Ordine Sacro», è prima di tutto porre il Sacro al centro della propria vita: dunque, eliminare progressivamente tutto il superfluo, orizzontale e ‘mondano’, privilegiando l’essenziale, il giusto, ossia la Tradizione. Fare ciò determina lo Stile, che non è moda né conformismo: è quel modo di essere chiaro, netto, deciso e romano che si afferma nella vita ed è riconoscibile perché autenticamente superiore.
E chi più si sacrifica è il migliore, il migliore è il Capo. Dunque, vivere la Gerarchia è essere capo, di se stessi e, di conseguenza, di altri uomini. Il capo è colui che per le proprie qualità straordinarie, sia innate, sia frutto di esercizio, assume su di sé tutto il peso della Comunità. La Gerarchia, primo pilastro della Comunità, è, pertanto, la diretta negazione della democrazia: è l’oggettività del sacrificio dei migliori, contro l’insensatezza dell’opinione della maggioranza. Essere Capo non è un privilegio, è un servizio, il più difficile, per pochi.
Confronto
Poche parole, secche, chiare, limpide, al momento giusto, quante ne bastano; prive di simpatia o antipatia, esclusivamente in aiuto verso il proprio fratello e camerata in difficoltà: in aderenza al medesimo progetto, nella condivisione di un unico destino.
Questo è il Confronto, quello vero: correggere i difetti e canalizzare le virtù del proprio fratello, sempre sulla base dei Princìpi. È lo spirito del vero Cameratismo: il rapporto in funzione dell’Idea, che ne è il terzo elemento, il «comune universo di simboli». 
Il Confronto, che trascende e risolve ogni personalismo, è l’altro pilastro – assieme alla Gerarchia – su cui si fonda la Comunità.
Comunità Militante
Comunità è «con unità», indica un gruppo di militanti uniti attorno a un Centro, che li ordina e dà loro una forma, costituito dai Princìpi della Tradizione. Un’armata che si dà una regola sola, che però già è tutto: la Tradizione.
Nella Comunità Militante, quella vera, fondata su Gerarchia e Confronto, ogni personalismo, ogni disarmonia ed ogni contrapposizione trova la sua sintesi, trascendendo ogni individualità. La prima, infatti, distingue l’essenziale dal superfluo, determina i ruoli, definisce i rapporti; il secondo, focalizza gli obiettivi, elimina i personalismi, educa all’asciuttezza. Nella Comunità, non esistono le ambiguità, i rapporti sono schietti e limpidi, l’orizzonte è comune e non esiste il chiacchiericcio.
Nella Comunità viene applicato un Metodo, tramite cui il militante vive a pieno la propria Formazione e si esercita per affrontare e vincere le insidiose sfide del mondo moderno.
La Comunità Militante è l’espressione tangibile della Tradizione che si è incarnata.
Metodo e Stile
La Tradizione, per sua stessa natura, deve essere trasmessa e ricevuta, non è possibile inventarla; per tale motivo, anche il Metodo di formazione tradizionale – ossia l’interpretazione e l’applicazione della Dottrina finalizzate all’interiorizzazione dei Princìpi della Tradizione da parte del militante -, è frutto di una trasmissione e non dell’invenzione. E noi, come lo abbiamo ricevuto, lo applichiamo il Metodo nella nostra Comunità e lo trasmettiamo.
Sul presupposto per cui l’uomo è Spirito, anima e corpo, l’obiettivo del Metodo è sconfiggere il borghese che vive in ognuno di noi per rendere militante ogni aspetto della vita, in altre parole: porre il corpo e l’anima al servizio dello Spirito.
A tal fine, la vita del militante può essere suddivisa nei piani dell’approfondimento, delle attività militanti e della vita personale (lavoro, studio, la vita affettiva o familiare); ebbene, porne la Tradizione al centro vuol dire porre in equilibrio tali piani, senza lasciare nulla al caso: l’approfondimento, per avere una comprensione sempre più autentica della Dottrina, l’impegno sul piano militante, per portarne avanti il progetto, e, sul piano di ogni rapporto ed attività  personali, la testimonianza quotidiana. Così il militante definisce il proprio Stile, agendo con l’attenzione e l’impeccabilità di chi sa di essere sempre in guerra.
Economia legionaria
Autonomi da qualsiasi “sponsor”, abbiamo deciso di combattere su uno dei campi preferiti dal nemico: quello dell’economia. Non ci siamo arresi all’idea che il commercio fosse roba da mercanti: come ci hanno insegnato le migliori organizzazioni politiche che avevano il principale riferimento spirituale, quando un’iniziativa economica è intrapresa al fine di produrre frutti economici, denaro e risorse in nome dell’Idea, allora è strumento di ascesi guerriera. E’ infatti un’opportunità per mettersi alla prova e verificare la propria tenuta interiore, è formazione, per il ritmo che lo scandisce e il sacrificio che richiede.
Così aprimmo subito su strada un centro di diffusione di Kultur, una libreria specializzata nei testi di ispirazione tradizionale e un luogo di ritrovo per conferenze, concerti e altri eventi che, in tutti questi 25 anni, hanno animato il nostro ambiente e visto partecipare migliaia di camerati, amici e sostenitori. Insieme a questo, una parte considerevole delle risorse è arrivata dalle tasche di ogni militante: sì, l’auto-finanziamento, il dono sincero, la privazione col sorriso di una somma mensile da destinare allo sviluppo dell’idea. Senza chiedere compense, ma solo per affermare l’Idea. Di iniziative ce ne sono state tante, ma alcune delle quali sono state anche poco gradite ai puristi del ”non faccio un cazzo, quindi parlo: sconti e campagne promozionali, produzione di magliette o felpe coi simboli e i personaggi dell’immaginario tradizionale; ancora e-commerce, stand in ogni parte d’Italia, il tutto all’interno di una filiera militante a km zero. Cioè: iniziative militanti, eseguite con spirito militante, portate avanti da militanti, per sostenere le attività militanti, attraverso uno stile il più possibile impeccabile, fondato sulla parola data e sul cuore puro. Ogni lira prima e ogni centesimo di euro poi sono stati reinvestiti nell’attività militante. E’ per questo che dopo 25 anni siamo ancora qui e continuiamo a rinnovarci e a rinnovare questo ambiente. Perché nulla ci appartiene e tutto doniamo.
Siamo quello che facciamo – Essere Esempio
Questi concetti, che si riflettono, orientano l’azione del militante di Raido sin dalla sua fondazione.
Siamo quello che facciamo rappresenta il momento primario della verifica di sé. Osservare come un’azione è stata compiuta dà la misura del grado di interiorizzazione dei Princìpi della Tradizione e dello Stile militante. Agire senza equilibrio, senza impeccabilità, indica la mancanza di Amore per quel che si compie, ossia il non porre la Tradizione al centro del proprio agire.
Essere Esempio, motto che già era di Codreanu, ricorda che in ogni momento, soprattutto quando si è con non militanti, si è sotto osservazione e che, dunque, in ogni momento, siamo chiamati ad essere impeccabili testimoni della Tradizione.
Tramite ciascuno dei due casi, il militante ricorda che egli non è nulla di diverso dalla propria Comunità, la quale viene impegnata da ogni parola che egli proferisce e da ogni azione che egli compie.
Per questo, non possono esistere militanti disattenti e approssimativi, o avari, disonesti, meschini e perdigiorno: il militante è esempio sempre, ovunque e con tutti, se veramente vive la vita come una militia.
Vita est militia super terram
Infine, Vita est militia super terram ci riporta al nostro punto di partenza, che riassume tutto il senso della nostra militanza: Tradizione-Formazione-Rivoluzione o, se vogliamo, Roma-Orma-Amor.
La vita è una milizia sopra la terra; laddove la «terra» indica sia il mondo, in cui conduciamo la nostra battaglia per la Tradizione contro i nemici visibili; sia la nostra terrestrità – fatta di individualismo, attaccamenti ed interessi. Sopra la terra, ossia contro la terra: quella che combattiamo per affermare, nello stesso istante, la Tradizione.
Il militante attraverso l’azione esteriore – la Piccola guerra santa -, affronta innanzitutto se stesso, combattendo contemporaneamente i propri vizi e le proprie paure – la Grande guerra santa; consapevole di essere contemporaneamente su due aspetti diversi di un unico campo di battaglia.
Un Mondo Nuovo potrà nascere solamente dagli sforzi di Uomini Nuovi, che vivendo la Tradizione, in un immenso lavoro di Formazione, potranno compiere la Rivoluzione.
Comunità Militante RAIDO