“Ma chi te lo fa fare?!” – Colloquio Militante – Il Dispaccio [VIDEO]

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“Chi entra nella nostra lotta deve sapere fin dall’inizio che dovrà soffrire. Dopo la sofferenza viene sempre la vittoria. Vincerà chi avrà imparato a soffrire.” (C. Z. Codreanu)

«Che giornata oggi! Mezz’ora di pausa e altre tre ore di lezioni, oggi pomeriggio il turno, domani affissione e lunedì l’esame: da impazzire!
Mi scusi, vorrei un caffè per favore…»
«Michele!»
«…Oi Fede! Amico mio, come va? Che mi racconti?»
«Michè, è una vita che non ci vediamo! Io tutto bene, grazie, la vita procede come sempre: con Claudia al solito, anche se la situazione ultimamente è un po’ monotona… Tu invece? Con Francesca come va? Fai sempre squadra con Marcolino e Claudio immagino…»
«Fede, tutto bene, grazie. Con Francesca va sempre bene, anche se ultimamente ci vediamo un po’ di meno: abbiamo sempre mille impegni, soprattutto io… però è anche vero che così diamo molto più senso ai momenti che passiamo insieme, quindi ti dico che da un certo punto di vista, va anche meglio.»
«Sei bello impegnato mi pare di capire…»
 «…abbastanza, “ci riposiamo solo dopo morti” come canta Ligabue…»
«Ammazza Michè e chi sei, il Presidente delle Repubblica?»
 «Scherzi?!  Quello non fa niente tutto il giorno!
Invece io lunedì ho un esame importante e sto seguendo le lezioni per gli esami del prossimo semestre. Ma soprattutto la militanza: più tardi ho il turno in sede e poi domani una affissione; ma non mi lamento, mi sento contento e sempre sul pezzo. Per studiare mi alzo prima e, quando sono a casa, mi rimetto sui libri anche dopo cena. Con Francesca mi vedo nel fine settimana, anche perché sta maturando sempre più in lei la consapevolezza di starmi a fianco e spesso partecipa alle conferenze o alle varie attività che organizziamo…
A volte, poi… dormo anche!»
«Il turno, l’affissione, i fratelli… sempre questa storia della Militanza, della Tradizione? Pensavo che iniziando l’Università ci avessi dato un taglio con ste cose d’altri tempi!»
«Federì, ci conosciamo da una vita e sai che ti voglio bene, ma tra mezz’ora ho lezione, non farmi perdere tempo.»
«No veramente Michè, te lo sto dicendo seriamente. Abbiamo 21 anni, ci impegniamo all’università… Mio padre ha un posto pronto in studio per me… francamente, quando sono libero mi voglio anche un po’ rilassare, vedere Claudia (per quel che ancora regge) e beccare gli altri, qualche aperitivo, fare serata… Questa estate sono stato a Ibiza con gli altri… abbiamo fatto il panico! Tu dov’eri, al solito Campo militante?
Goditi questi anni Michè, ascoltami… ché poi, ci alzassi almeno due spicci co ‘sta militanza, forse ti capirei… ma così, ma chi te lo fa fare?!»
«Bravo Federico, da come te la canti ti senti un ragazzo modello, ti senti pure fico: di un lavoro mica ti importa, tanto puoi accontentarti di quel che tuo padre ha già pronto per te, mentre il presente te lo spassi fra aperitivi e tavoli in discoteca.
Da come parli, il massimo della tua vita lo hai raggiunto con la tanto agognata settimana a Ibiza, veramente anticonformista… »
«Ma che dici Michè?! Io sono libero di far quello che voglio e nessuno mi deve dire cosa devo fare. Non capisco che stai dicendo, non ti seguo proprio…»
«Non mi sorprende Federì: da bravo cocco di mamma, mica sei abituato a metterti in discussione. Anche perché è molto più facile pensare che siano gli altri a essere nel torto, bisogna essere uomini per riconoscere gli errori. 
E in effetti chi te lo fa fare di essere uomo, troppa fatica aver le palle di risolvere con Claudia, molto più comodo andare a “fare il panico” ogni sera del weekend così non ci devi pensare troppo.
Poi ti fai le tue 8 ore di sonno, 3 pasti al giorno e qualche minuto di sesso di ordinanza quando non stai litigando con Claudia.
Bella vita…»
«Ah Michè ma che cazzo dici?! Scendi dal piedistallo, perché lo sai che ti voglio bene, ma con ‘sto discorso mi fai incazzare!»
«Appunto perché ti voglio bene pure io, Federico, ti dico le cose in faccia. Se fossi stato uno di cui non mi fregava niente già ti avrei scaricato da tempo! 
Calmiamoci e ragioniamo con calma, ok?»
 «D’accordo, hai ragione, stiamo sereni. 
In effetti ho iniziato io a criticarti, ora ti ascolto…»
«Innanzitutto voglio spiegarti che non voglio mettermi su un piedistallo, anche se capisco che tu possa pensarlo. È facile pensare che quando qualcuno ci critica lo faccia perché si sente migliore, ma la realtà è che un vero amico lo fa solo per il nostro bene.
Mi conosci da una vita: con lo studio me la son sempre cavata, con gli amici ce la siamo sempre goduta e con le ragazze abbiamo sempre avuto un discreto successo, chi più chi meno… Insomma Fede, non potevo lamentarmi.
Poi, però, tutto quell’anticonformismo di facciata, di cui ci siamo sempre vantati, ha rivelato tutto il suo non-senso: volevamo cambiare il mondo, pensavamo di essere i migliori, ma poi? In cosa siamo mai stati veramente ‘diversi’ da quei tipi che tanto ci stavano sulle palle? 
Poi, finito il liceo, non abbiamo visto un sacco di “amici” perdersi dietro la droga o sparire per una donna?»
«Assolutamente si, ne abbiamo visti tanti così..»
«E all’università, invece? Nemmeno al termine del primo anno e già tutti si sentivano avvocati, notai o commercialisti: fino all’anno prima in giro a cazzeggiare insieme, ora a farti due palle così ogni volta che li incontri, a parlare di macchine e orologi per darsi un tono…»
«Sì, hai ragione, quelli poi forse sono anche peggio…»
«Ecco, a quel punto mi son chiesto come potesse essere quella l’alternativa. Doveva esserci qualcosa di diverso, per forza, e io, come te, cosa facevo per cambiare questo mondo? Io, come te, cosa avevamo di diverso da ‘sta gente?»
«Hai ragione Michele, ma a questo mondo è già tanto essere una persona onesta!»
«Federico forse è tanto, ma è un tanto che basta?»
«Basta per me»
«Ma ne sei sicuro che basti? Mi hai sempre confidato che non sopporti il piattume che vivi in casa, che tuo papà torna da studio tardi, sta al telefono e si mette a vedere la TV, che tua mamma non fa altro che sbuffare con le amiche, ma che poi la domenica, con il pranzo di famiglia, la reputazione è salva.
Ma tu cosa stai facendo per cambiare? Su che basi stai costruendo la tua vita, per non trovarti tra qualche anno esattamente al posto loro?
Ti lamenti del mondo, ma ‘sto mondo, che stai facendo per cambiarlo?»
«Sicuramente io niente, ma tu lo cambi, Michè? Ti illudi che attaccare due manifesti possa cambiare il mondo?»
«Comprendo la tua diffidenza, Fede e sappi che sì, il mondo lo cambiamo. Partendo dal cambiare noi stessi. E lo sai perché?! Perché quello che vedi non è un semplice manifesto, ma è solo la punta dell’iceberg di un progetto molto più radicato, di un progetto molto più profondo, di un progetto rivoluzionario! Un progetto chiamato Comunità, a cui aderiscono ragazzi e ragazze che sentono il dovere di dare un taglio ai modelli imposti artificialmente da chi, attraverso il consumismo, vuole renderci deboli per manipolarci» 
«Manipolarci?! Ma come, con quali modelli?»
«Posso farti mille esempi, ma ne basterà uno molto semplice: secondo te come mai i giovani d’oggi sono così codardi e insensibili a tutto, che consumano droga come fossero caramelle  mentre giocano tutti a fare i criminali (salvo poi trovare il santo di turno che gli tira due ceffoni e allora tornano a frignare da papà)?»
«Sicuramente non hanno belli esempi: i trapper, i film in cui l’eroe è il gangster di turno, i Reality… per non parlare, per le ragazze, se non fai le foto atteggiandoti a Belen non vali un cazzo…»
«Bravo Fede allora vedi che ci capiamo?!
Risposta esatta! Alla fine tutti che con le orecchie basse si allineano al pensiero dominante e, alla fine, tutti (in)felici e (s)contenti, come il giorno prima.
Son certo che sei troppo intelligente per non averlo mai notato!»
«Ma certo! Sui social tutti leoni da tastiera e poi nella vita reale silenzio assoluto!»
«Vedi i social, come le serie TV, ci hanno levato la capacità di sviluppare un pensiero critico, e di conseguenza, ci hanno levato la capacità pensare a come agire per cambiare le cose. 
Alla fine della fiera tutti che parlano a vanvera e nessuno che fa qualcosa! 
Ti faccio un altro esempio: tutti che si riempiono la bocca parlando degli ‘ultimi’, per farsi belli, ma poi, alle iniziative di solidarietà che abbiamo organizzato, tutti avevano una buona scusa: l’ombrello che non si apriva o la lavatrice che girava al contrario!
Ecco il risultato: una generazione di rimbambiti e codardi, che nemmeno hanno le palle di parlarti guardandoti negli occhi, se c’è un problema si risolve su WhatsApp, a mille chilometri di distanza… Quanti ne conosci?!»
«Eh, come no…»
«E lo sai perché? Perché questo mondo di merda, mentre tu fai la persona onesta”, ti dice che tutto questo va bene. Ma allora veramente è sufficiente fare i “bravi cittadini onesti e borghesi”»
«No, obiettivamente no»
«Quando ci si rende conto davvero di tutto questo resta solo una domanda che uno se è onesto con sé stesso può farsi… »
«Chiedersi cosa si può fare per cambiare tutto questo?»
«Esatto!
Capisci perché più tardi non esco con Francesca e vado al mio turno in sede con gli altri?
Capisci perché domani salto il calcetto e faremo l’alba in affissione?
Capisci perché anche se può pesare, non posso fare altrimenti?
Questo mondo lo detesto e lo combatto, abbiamo un progetto da portare avanti»
«È vero Michele, hai ragione, tutto vero… Però sei un sognatore. Qui si tratta di cambiare il mondo, voi siete, sì e no, trenta persone…»
«Fede, innanzitutto ricorda sempre che ogni cammino, per quanto lungo, inizia con un solo passo. 
Inoltre non devi ragionare sulla quantità, ma sulla qualità: trenta persone, che siano però le migliori, possono fare molto di più di mille persone mediocri. 
In un certo senso, lo dimostrano anche i soggetti oggi in voga che abbiamo citato prima, ma se i pochi che comandano il mondo lo fanno per manipolare, noi vogliamo forgiare noi stessi per essere i migliori, per difendere ciò che di buono vi è ancora in questo mondo, per incarnare i Principi della Tradizione per essere esempi e poter migliorare pian piano l’ambiente attorno a noi stessi: le nostre famiglie, i nostri amici e poi, chissà…»
«Di quali Principi parli Michè?»
«Verità, Giustizia, Gerarchia, Sacrificio, Fedeltà, Onore, Disciplina, Coraggio. Per questo i nostri esempi sono Codreanu e Degrelle, i silenziosi guerrieri di Sparta e i legionari romani, ma anche molte donne, come le SAF… 
Al tempo di influencer e trapper sembrano parole anacronistiche, vero Federì?»
«Sono assolutamente fuori moda, per questo più di ieri ne abbiamo bisogno… ma come puoi uno farcela da solo contro questo mondo?»
«No, Fede, non sei mai da solo!
Perché questo cammino può essere fatto solo all’interno di una Comunità, dove ognuno mette a disposizione le proprie qualità, dove ognuno combatte i propri difetti, dove tutti i camerati si sorreggono l’uno all’altro, quando tutto sembra più difficile.
Lottiamo per estirpare da noi stessi, con un lavoro di formazione immenso, decenni e decenni di schemi mentali e vizi imposti, da cui nessuno è immune.
Lottiamo anche per sostenere il fratello che condivide con noi la battaglia, facendo si che come gli opliti spartani, il nostro scudo possa proteggerlo, in questa lotta piena di sacrifici e rinunce!»
«Tanti sacrifici e tante rinunce, ma non ti vedo triste, Michè…»
«Hai pienamente ragione, i sacrifici sono tanti e di esempi te ne ho fatti molti, ma hai colto il punto: sono fatti con gioia!
Sono questi sacrifici che ci permettono di conquistare la vera libertà, quella della felicità autentica, di chi se ne frega di ciò che sta per perdere. 
Come ci insegna Léon Degrelle: Gli uomini felici son coloro che si donano. | Gli insoddisfatti, coloro che soffocano l’esistenza in un perpetuo tirarsi indietro, chiedendosi continuamente che cosa stanno per perdere”.
Ecco a cosa serve la Comunità, ecco chi è il vero fratello: colui che, quando i richiami del mondo sembrano vincere, ti scuote e ti richiama alla battaglia.
La militanza ci mette sempre alla prova. Ricordi Codreanu? Due anni fa ti regalai “Il Capo di Cuib”, e te lo regalai perché ero certo che un giorno ti sarebbe potuto essere d’ispirazione. 
Ti consiglio di andare a leggere come spiega magistralmente il simbolo delle tre prove legionarie, che ogni militante è chiamato ad affrontare ed a vincere nel suo percorso.
Ti consiglio di leggere tutto perché così capirai anche perché Codreanu descrive “limpido come una fonte”, il cuore del camerata che ci sostiene nelle difficoltà! Ecco chi è il fratello, non è il “BRO” con cui ti ubriachi a Ibiza, ma quello con cui cali le tue maschere, quello con cui dividi le tue gioie e i tuoi dolori, con cui combatti per un progetto veramente rivoluzionario che sai che, in un modo o nell’altro, vi legherà per tutta la vita.
Prima mi hai chiesto chi me lo fa fare, e questa è la mia risposta.
Se questo mondo ci vuole schiavi, noi allora ci ribelliamo! Noi non possiamo fare altrimenti !… che c’è, ti vedo colpito…»
«Sai Miché…te lo devo proprio dire, ora sono io che me lo chiedo.. MA CHI ME LO FA FARE DI RIMANERE SCHIAVO?!»

Consigli di lettura
Orientamenti, Julius Evola, Il Cinabro
Carattere, Julius Evola, Il Cinabro