Ti vogliono in salute. Sarai uno schiavo utile

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Guarda come ti coccolano, guarda come si preoccupano di te… La loro preoccupazione è che tu abbia quei quattro spicci per mangiare e sopravvivere, per coprirti e per un tetto sopra la testa, sebbene questo non sia possibile garantirlo a tutti.
Poi hanno a cuore che tu abbia un letto in terapia intensiva, qualora servisse. Se poi non ce la fai e tiri le cuoia, beh, allora non eri così utile.
E hai visto come si preoccupano che tu abbia un bel monopattino per divertirti? Così puoi fare i giri del palazzo provando l’ebbrezza di un gioco nuovo e non pensi, proprio non ci pensi, a quello che succede. Ti tiri su il morale e continui a faticare, nel Grande Reset.
Così resti in salute e, per quanto serve a loro, contribuisci al Sistema.

(tratto da identitaterritorio.it) – LA SALUTE DELLO SCHIAVO, di Adriano Segatori

«Occorre una rigenerazione interiore» ha affermato l’ineffabile Giuseppe Conte, e per arrivarci «rinunciamo ad alcune libertà per la salute».

Che l’esilarante Presidente del Consiglio sia un personaggio alquanto caotico e incompetente pari al suo ego ipertrofico e al suo narcisismo maligno, perciò utile come galoppino in questo sistema tecnico-funzionale, è assodato, ma certe esternazioni sono insopportabili anche applicando la più tollerante comprensione. Il figurante dell’antipolitica, come gli altri attori insignificanti che lo circondano, approfittano del rimasuglio democratico per usufruire di quello che Massimo Fini definisce uno dei tanti equivoci della democrazia: confondere la libertà di parola con la libertà di dire cazzate.

Ritengo scontato che la mia argomentazione risulti ostica, se non incomprensibile, ai soggetti sopra citati e a tutti coloro che in essi si riconoscono, ma io mi rivolgo proprio ai miei “consimili”, agli “inattuali”, ai refrattari all’imbonimento della propaganda, a tutti coloro che non sono affetti dalla catatonia ipnotica che questo sistema – che Stato non è – continua a generare per la sedazione di massa.

Quando si parla di rigenerazione interiore si deve intendere il processo di individuazione della dottrina di Jung, la personizzazione di Hillman, la costruzione dell’uomo differenziato di Evola, del soggetto radicale di Dugin: – e questa passa proprio da quel concetto di libertà che il fenomeno di cui sopra nega. E quando si parla di libertà si intende innanzitutto, e soprattutto, libertà dalla paura. Chi nasconde dati scientifici, falsifica realtà statistiche, ingigantisce rischi, manipola previsioni e scomunica contraddittori, con il solo scopo politicante di terrorizzare la collettività per piegarla artatamente all’obbedienza, non può parlare di rigenerazione interiore. A meno che, nella sua perversione linguistica e concettuale, non intenda “contraffazione”, “manomissione”, “alterazione” ed altri sinonimi di mutamento interiore: allora non solo ha ragione lui, ma ha pure vinto. La preoccupazione che vediamo circolare per un sospetto contagio, la diffidenza che dilaga nei confronti del prossimo come indiziato untore, la rassegnazione del distanziamento e delle limitazioni personali sono segni e sintomi di uno spirito individuale e comunitario inquinato e corroso da un nichilismo passivo.

Il gioco sporco che fa leva sull’incolumità dei cittadini e sulla salvezza della comunità deve essere scoperto e denunciato: questa è un’azione rivoluzionaria.

Già il fatto di non accettare le impostazioni mentali del sistema è un fattore di sanità interiore.

Ci troviamo di fronte a quello che Thomas Szasz, grande seppure discutibile psicoanalista, ha definito come Stato Terapeutico Totalitario, nel quale la libertà viene ridotta o alienata in cambio di una ventilata sicurezza salutistica.

“Anche se tutti, noi no”, come la nota e sempre attuale canzone non conformista. Noi sappiamo dare un senso e un valore alla libertà, anche se la maggioranza, inconsciamente, ne ha paura. Noi siamo già liberi, nel momento in cui decidiamo di esserlo, come annota Ernst Jünger, e sappiamo anche assumerci tutti i rischi che la libertà comporta. Nessuna neutralità, nessuna moderazione nel compito di liberare gli altri dalla paura, e neppure nessuna remora nello smascherare questa operazione di addomesticamento collettivo.

Possiamo, dobbiamo e vogliamo dimostrare la possibilità di libertà, e chi non ne accetta le incertezze e le insicurezze – sempre rifacendosi a Jünger – dimostra di non meritarla.