QUESTA È SPARTA – 11

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«Una pecora ripete sempre lo stesso verso, mentre un uomo usa tante voci differenti, finché ha realizzato il suo scopo».
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Archidamo III, figlio di Agesilao e re di Sparta nel 360-338 a.C., commenta così l’atteggiamento dei Greci davanti al suo tentativo di convincerli a ribellarsi all’oppressione dei generali macedoni Antipatro e Cratero. I Greci, infatti, temono che al giogo macedone si sostituirebbe quello degli Spartani, ancor più pesante.
La preoccupazione di una dominazione lacedemone è ricorrente nel corso della storia ellenica. Un’ossessione ripetuta come un belato fino a diventare una scusa dietro alla quale nascondere la propria codardia. I Greci evitano di reagire ai nuovi invasori e alle loro oppressioni, paventando il timore del giogo spartano.
Come le pecore sembrano tutte uguali, così chi è privo di personalità non si distingue dagli altri e risulta insignificante. Chi non è in grado di prendere posizione o di esprimere un parere, si ripara dietro qualsiasi pretesto o ventilando falsi nemici. Chi non è in grado di affrontare la realtà perché privo di coraggio diviene presto marionetta. Come nel gregge un belato non si distingue da un altro belato così chi si omologa, pur pensando di essere libero e autodeterminato, si ritrova a essere una voce qualsiasi dello stesso coro.
Il gregge ruminante diventa presto massa rumorosa, perfetta platea per i politicanti. Le folle sedotte e adulate, sono condotte nella direzione più conveniente ai giochi politici. Le genti come le greggi seguono ubbidienti il bastone, senza rendersi conto che stanno seguendo l’altrui volontà e gli altrui interessi. Infine, qualche cane da pastore aiuta sempre a tenere le pecore a bada.
Per avere carattere, per dimostrare chi si è per davvero, bisogna innanzitutto essere. Tanto più un uomo sarà in grado di avere dominio su se stesso e sulla propria anima, tanto più potrà gestire i propri atteggiamenti e dimostrerà la propria natura interiore.
Il militante deve sapersi comportare in ogni situazione come portatore di una visione del mondo, deve saper incarnare uno stile di vita che confermi una scelta di campo. Il prezzo da pagare per affermare ciò che è giusto e ciò che è vero, sarà l’esclusione dal gregge. Ma tra i belati del pensiero dominante non c’è posto per una voce critica che vuole affermare una verità tanto taciuta quanto ovvia.
«Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti». (Trattato del ribelle, Ernst Jünger – ed. Adelphi)