
In primo luogo, non fa certo onore ai governanti dover accettare la sconfitta di fronte all’evasione fiscale. Infatti, per doverla combattere, sono costretti a introdurre una misura che colpisce l’autonomia e la libertà, nonché la riservatezza e il privato, dei singoli cittadini, soprattutto quelli onesti. I quali, pagando tutto quel che devono, vivono come una restrizione di autonomia l’obbligo di pagare con una carta elettronica.
Poi arrivò il contante, sterco del demonio, certamente, ma quantomeno “simbolicamente” oggetto rappresentativo fisico e tangibile del valore del lavoro: sapevo che ogni moneta e banconota provenivano anch’essi dal mio sforzo di tutti i giorni. E quando lo scambiavo per una dozzina di uova, mi privavo fisicamente di quella banconota, non l’avevo più nel portafoglio e ciò – sotto un profilo psicologico – mi educava, perché comprendevo l’importanza dell’acquisto e della compravendita. Infatti, mi privavo del frutto sudato di lavoro compiuto, per un bene di prima necessità. Ed ero attento a non sprecare quelle uova, ero attento a che fossero buone e sane e mi impegnavo all’acquisto al miglior prezzo.
E il disegno è chiaro: controllarti, da una parte, avendo traccia di tutto ciò che spendi; dall’altra parte, farti spendere il più possibile, far girare i tuoi soldi e riempirti di cose che – spesso – non ti servono. Strisci e via… Tutto molto smart. Tutto molto bello, molto moderno, per gli amici del progresso. Ma bisogna essere davvero avvolti dal torpore per non capire dove questa parabola ci stia portando. In un futuro senza quell’ingombrante contante, dove, con un click, “qualcuno” quella carta te la bloccherà. E allora non avrai soldi neanche più per l’acqua. Sarai nelle loro mani.