Antiche Mura • Il cieco e il fuoco

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«Il cieco non sa nulla del fuoco. Ma vi sono, nel fuoco, linee di forza sensibili alle palme delle mani. E lui cammina attraverso i rovi, poiché ogni trasformazione è dolorosa. Signore [Dio], io procedo verso Te, per tua grazia, lungo il pendio che fa divenire».

(Cittadella, Antoine de Saint-Exupéry – AGA Editrice)

Exupéry utilizza l’immagine del cieco e del fuoco per far intendere al lettore la condizione dell’uomo che, pur non riuscendo a vedere il Principio, ne coglie le «linee di forza».

🔥Le forze che il cieco sente nel fuoco, pur non potendolo vedere, sono simili a quei segni non razionali che suggeriscono l’esistenza di Dio.

Il fuoco non rappresenta quindi una semplice materia ma ha degli elementi metafisici che lo accomunano al sole e con esso al Principio di tutte le cose.
Il fuoco non distrugge, ma guida. Chi lo attraversa, bruciato ma non consumato, diventa altro. Non ritorna come prima.

🌫 Il cieco che procede attraverso i rovi è l’uomo in cammino per cercare Dio.

Un percorso doloroso («tra i rovi») perché richiede sforzo e sacrificio.
Un dolore necessario perché implica la morte dell’io per lasciare spazio a Dio; ma un dolore che è anche «grazia» perché permette di rendersi degni e di qualificarsi.
L’esperienza del dolore non è fine a se stessa, è anzi la condizione per una rinascita.
Non è l’anima a temere il fuoco, ma l’ego.

Incapace di vedere il mistero perché usa sensi ormai atrofizzati, l’uomo moderno è cieco.

Senza Fede non può camminare tra i rovi; senza affidarsi alla grazia, non può riconoscere le «linee di forza».
Eppure, nelle ferite e nei dolori si percepisce quel fuoco che non solo illumina ma trasforma.

❤️‍🔥 Vivere non significa evitare i rovi, ma attraversarli; non fuggire il fuoco, ma lasciarsi purificare.

Così, il cieco che procede “sentendo” il fuoco diventa immagine dell’uomo che, pur non vedendo, continua a camminare.
Non per merito proprio, ma per grazia.
E in questo cammino doloroso, ma fecondo, trova Dio.

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