«L’Universale (Cielo-e-Terra] non è umano (compassionevole)Tutte le cose (prodotte) le usa come mezzi
Gli Uomini Reali non sono umani (jên)
Gli esseri essi li hanno come mezzi.»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Secondo l’insegnamento del Tao, lo jên non è «umano», non perché sia cinico o chiuso ma perché il suo animo non è più influenzato dal sentimentalismo e dal coinvolgimento emotivo.
Egli agisce come un osservatore imparziale che guarda gli altri uomini con distacco, senza “fare il tifo” e senza risultarne turbato o eccitato.
L’Uomo Reale rifiuta di essere umano non perché disprezzi l’umanità ma perché la trascende.
Non è più in preda alle passioni, alle paure, ai bisogni di approvazione; è sereno perché è presente a se stesso ed è consapevole di concorrere al bene superiore, non in quanto scelta morale, ma come conseguenza dell’ordine universale che egli persegue.
Ha superato l’egoismo perché ha dissolto l’ego, non è animato dalle passioni perché esse appartengono all’individuo, è saldo come colui che non subisce gli squilibri degli opposti.
Nelle note al testo, Evola specifica che dire che l’Uomo Reale considera gli esseri «come mezzi» non è una visione machiavellica dato che il presupposto da cui si muove questa frase è che l’individuo è una maschera, e il Principio ignora le maschere perché agisce sull’Essere.
L’individuo ha valore solo se si trascende; come l’eroe che non è mosso da emozioni ma da un’aspirazione verticale, non cerca l’amore ma la realizzazione della propria missione. Il Tao ricorda all’uomo che l’universo non è al suo servizio, ma lui stesso è una manifestazione attraverso la quale l’universo prende forma.
Riconoscere questa verità fondamentale non sminuisce il valore dell’uomo ma anzi gli restituisce la sua dimensione sacra, la sua funzione provvidenziale e chiarifica il fine ultimo per cui è chiamato sulla terra.




