La Via del Tao • L’eccesso è nemico dell’essenziale

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«La vista dei colori accieca gli occhi dell’uomo La percezione dei suoni assorda l’udito Il gusto dei sapori rende ottusa la bocca L’immedesimarsi nell’azione oscura la mente»
(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola – Edizioni Mediterranee)
Per il Tao, così come la vista dei colori acceca, i suoni assordano, i sapori inebriano, allo stesso modo l’immedesimarsi nell’azione oscura la mente. L’ eccesso di stimoli, infatti, rappresenta una distrazione per l’uomo che, dunque, si ritrova confuso e limitato.
L’occhio avido di colori diventa cieco; l’orecchio esposto continuamente ai suoni si rende sordo; la bocca affamata di sapori è condannata all’insaziabilità; l’uomo agitato nell’azione si ritrova disorientato.
Solo chi sa porre un argine agli stimoli esterni, può apprezzare ciò che è interiormente. Infatti, quando gli stimoli sensoriali sono così intensi da assalire l’uomo, esso si trova sopraffatto e fatica a concentrare la propria attenzione sugli elementi che trascendono la percezione dei sensi, su quell’essenziale che per Exupéry poteva essere riconosciuto solo con il cuore, anziché con gli occhi.
Ciò non vuole essere un invito a vivere bendati o in gabbia, a rifiutare il mondo; quanto piuttosto un richiamo a saper discernere ciò che è utile da ciò che è dannoso, ciò di cui l’anima, il corpo e lo spirito hanno realmente bisogno (molto poco) da ciò che è superfluo e rappresenta un peso.
L’uomo che vuole avere autocontrollo deve cercare di assumere un atteggiamento simile a quello di Socrate che, come ricorda lo storico Mario Polia, attraversando i mercati di Atene – dove c’era di tutto, dalle sete della Cina agli ori di Persia – affermava con forza: «quante belle cose ma di tutto ciò posso fare a meno».
Le sete, gli ori ma anche i colori, i suoni e i sapori non devono essere negati ma nemmeno idolatrati come se avessero poteri taumaturgici. In questo modo, la rinuncia aiuta a riconoscere il centro e a conquistare consapevolezza di sé.
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