Non esiste nessuna emergenza omofobia

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Siamo chiari ed onesti: non esiste nessuna emergenza omofobia. Non esiste nessun tipo di emergenza che possa anche solo far immaginare una legge come quella del DDL Zan. Non esiste nessuna giustificazione razionale o irrazionale che possa fare passare una legge liberticida, spergiura e ideologizzata come il DDL Zan-Scalfarotto. La legge bavaglio vuole zittire la verità e vuole annichilire chi ha ancora il coraggio di sostenerla, non vuole sicuramente proteggere una categoria “a rischio”. Anche perché, diciamocela tutta, ogni cittadino è tutelato dalla legge allo stesso modo, ed è questo il senso stesso della Lex.
Singoli casi che acquisiscono rilevanza nazionale solo perché “pompati” dalla stampa in maniera trasversale non possono essere serie documentazioni di una narrazione univoca e credibile. Perché se davvero i pochi casi di triste e condannabile cronaca nera che interessano omosessuali o simili possono essere considerati come una minaccia alla pace e alla salute pubblica; allora come la mettiamo con le centinaia di abusi e violenze subite da cittadini italiani da parte di stranieri extracomunitari? Se da una parte non si deve generalizzare, allora non lo si deve fare neanche dall’altra. Ma, purtroppo, la sinistra questa capacità non l’ha ancora appresa.
Forse non è questo il momento più “adatto” e “comodo” per dirlo. Ma a noi poco importa delle comodità o del “guadagno” di ciò che diciamo. Ciò che conta è non venire meno a Noi stessi, mai; non tradire, non scendere a compromessi e non voltare le spalle a ciò in cui crediamo. Perché basta una piccola falla nella diga, basta accettare uno dei dolci frutti della Sovversione che la diga, lentamente ma inesorabilmente, cede e crolla. Per questo oggi ci troviamo ad affermare verità scomode, ancora una volta, pochi contro tanti. Ma questo non ci fa paura, perché la Verità si erge da sola.

www.repubblica.it – Da Zingaretti a Gentiloni, da Luxuria a Giorgia Meloni, dall’Arcigay a esponenti 5Stelle, la reazione – trasversale – della politica all’omicidio di Acerra è immediata: il Parlamento si muova in fretta sul ddl Zan che aspetta l’esame dell’Aula. “Questo ritardo – dicono – continua a mietere vittime”. Ma Adinolfi: “Chi uccide è un assassino, le norme e le pene ci sono già”

Da Zingaretti a Gentiloni, da Luxuria a Giorgia Meloni, dall’Arcigay a esponenti 5Stelle, la reazione – trasversale – della politica all’omicidio di Acerra è immediata: il Parlamento si muova in fretta sul ddl Zan che aspetta l’esame dell’Aula. “Questo ritardo – dicono – continua a mietere vittime”. Ma Adinolfi: “Chi uccide è un assassino, le norme e le pene ci sono già”

Da Zingaretti a Gentiloni, da Luxuria a Giorgia Meloni, dall’Arcigay a esponenti 5Stelle, la reazione – trasversale – della politica all’omicidio di Acerra è immediata. Il movente di un delitto “assurdo e orribile”, com’è stato definito da più parti, ha risollevato il velo su un tema, quello dell’omofobia, che è al centro di una proposta di legge all’esame del Parlamento. Avanzata dal relatore di maggioranza Alessandro Zan (Pd), alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, aggiunge quelli legati ai caratteri sessuali. Di fatto, si riallaccia alla legge Mancino che contrasta i reati di razzismo e prevede il carcere da uno a quattro anni per chi istiga alla violenza omofobica intervenendo sull’articolo 604 bis del codice penale. Una legge che ha preso forma tra mille polemiche e che è ferma in Aula in attesa di essere esaminata.

Ma ora, dopo quanto accaduto oggi – la cronaca ci dice che il fratello di Maria Paola Gaglione, 22enne di Caivano, contrario alla sua relazione con un uomo trans, l’ha inseguita in moto provocando un incidente in cui la giovane ha perso la vita – a richiederla a gran voce è lo stesso deputato dem Alessandro Zan, il quale a poche ore dall’omicidio di Maria Paola sottolinea: “Sono sconvolto per quanto accaduto. Non ci sono parole per descrivere l’orrore di questo omicidio. Il nostro Paese non può più stare fermo ad attendere l’ennesimo caso, l’ennesima discriminazione, l’ennesimo omicidio. Dobbiamo approvare la legge contro l’omotransfobia e la misoginia e dobbiamo farlo subito: dall’estensione della legge Reale-Mancino a questa fattispecie di reato, fino all’istituzione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime. Il Parlamento deve assumersi le proprie responsabilità e deve dare al Paese una norma efficace perché questo ritardo continua a mietere vittime. Questa notte ha vinto l’odio, nel peggiore dei modi. Dobbiamo fermare questa spirale di violenza: ogni singolo nuovo caso di omotransfobia e misoginia sarà un ulteriore insulto alla memoria di questa ragazza e di tutte le altre vittime”.

A ruota, sui social i commenti e le prese di posizione di altri politici.

“A Caivano, in provincia di Napoli, Maria Paola è stata uccisa da suo fratello perché aveva una relazione con un ragazzo trans. Dolore, rabbia, indignazione. Altra drammatica conferma dell’urgenza di approvare la legge del partito democratico contro l’omofobia e la transfobia”. Così su Facebook il segetario del Pd Nicola Zingaretti.

“Maria Paola Gaglione uccisa dal fratello perché aveva una relazione Lgbt. Fatti di cronaca che sembrano venire da un altro mondo. Invece è il nostro. E fa ribrezzo”. Così twitta l’ex premier Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia.

“L’unica cosa bella di questa storia drammatica è l’amore che legava Maria Paola e Ciro. Tutto il resto è atroce, e dimostra quanto ancora lunga sia la strada da compiere. In questa storia si concentrano molti drammatici problemi che affliggono il nostro Paese e che impediscono a molti di vivere una vita libera e felice: la misoginia, il ritenere le donne proprietà della famiglia, la transfobia e l’omofobia, il ricorso alla violenza cieca in famiglia e nella società. Abbiamo il dovere di intervenire con l’educazione, la formazione, la prevenzione e con una buona legge contro l’omotransfobia”. Così Vincenzo Spadafora, ministro per le Politiche giovanili e lo sport.

“Prima Willy, adesso Maria Paola. Quanto dolore. È così tutto senza senso. Serve una risposta determinata della politica, per un vero cambiamento culturale. Contro ogni forma di degrado e di violenza”. Lo scrive, in un tweet, il viceministro dell’Economia e delle finanze, Laura Castelli.

“Se il movente di questo speronamento che ha causato la morte della ragazza e il ferimento del compagno fosse definitivamente confermato, ci troveremmo di fronte a un episodio di cieca violenza omotransfobica, che rende ancora più necessari non solo adeguati strumenti di tutela ma anche un dialogo in grado di costruire in questo Paese una reale e positiva convivenza delle diversità”. Così la ministra Elena Bonetti in un post.

Nella drammatica vicenda di Maria Paola Gaglione “si racchiude un coacervo di pregiudizi sfociato purtroppo nel peggiore dei modi” e “Maria Paola è stata uccisa tre volte: perché donna che disonorava la famiglia, perché secondo il fratello stava con una donna, perché amava un uomo trans, Ciro, che ostinatamente è stato sempre individuato come donna dall’assassino e anche da buona parte della stampa nelle prime ore in cui è circolata la notizia”. È Franco Grillini, presidente di Gaynet, a parlare così di “un caso che spiega in maniera esemplare, purtroppo, quanto sia necessaria la legge contro omotransfobia e misoginia, di cui si attende la ripresa della discussione alla Camera in ottobre e quanto sia fondamentale tenere unite le battaglie del femminismo e del movimento Lgbt”. “Una legge che, lungi dal colpire idee e pensieri, ci permetterà – riprende – di poter riconoscere determinate aggressioni fisiche e verbali non solo in quanto tali, ma anche come crimini d’odio che falciano vite, relazioni e famiglie e colpiscono le persone solamente per quello che sono o si crede che siano, indipendentemente da quello che fanno. Auspichiamo una presa di posizione netta di tutte le istituzioni su questa orribile vicenda e un impegno preciso di tutte le forze politiche ad approvare una legge ormai indispensabile”.

“Dolore e rabbia per la morte di Maria Paola Gaglione punita per la sua scelta di libertà, da chi avrebbe dovuta amarla come un fratello #omotransfobia #mascolinitatossica”. Lo scrive su Twitter Cecilia D’Elia, portavoce della Conferenza nazionale delle donne democratiche.

“Non c’è nulla di più disumano di un fratello che uccide la sorella, sangue del suo sangue. Sembra essere ritornata quell’Italia arcaica in cui i fratelli decidevano chi poteva amare la sorella, potevano decidere sulla sua stessa vita”. A dirlo all’Adnkronos Vladimir Luxuria dopo il caso di violenza di genere accaduto nel Napoletano. Un’altra storia che racconta, dichiara Luxuria, “un caso di transfobia. Perché questa esiste, e dovrebbero ricordarlo tutti coloro che negano o minimizzano. L’odio verso le persone transgender uccide. Il fratello ha ucciso la sorella perché amava, perché aveva una relazione. Ha pensato di fare giustizia secondo il suo modello di disvalori. Ha ucciso intenzionalmente”, sottolinea Luxuria che lancia, al pari di altri, l’appello perché “venga approvata al più presto una legge seria contro l’omotransfobia”.

“Un pensiero e una preghiera per Maria Paola, strappata alla vita a 20 anni per mano di suo fratello. Tanta la violenza che si cela dietro questa inaccettabile morte: da quella contro gli omosessuali e quella sulle donne. Ma anche quella indegna idea che una donna non possa scegliere per sé stessa e che abbia bisogno del permesso di qualcuno per essere libera”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commentando la morte di Maria Paola Gaglione. “C’è una violenza atroce che dilaga tra i giovani e che continua a sfociare in simili episodi – incalza Meloni -. Un inaccettabile degrado che abbiamo il dovere di arginare al più presto. Lo Stato deve tornare a farsi sentire e dare il messaggio chiaro che la violenza non è tollerata e chiunque la pratichi ne dovrà rispondere davanti alla legge.Ora pena esemplare per questo schifoso assassino”.

“L’ennesimo episodio di violenza omotransfobica dimostra ancora una volta la necessità, non più rinviabile, di un cambio di rotta culturale e di una normativa specifica contro la violenza e la discriminazione per motivi legati all’orientamento sessuale. L’assurda morte della giovane Maria Paola Gaglione, speronata con lo scooter dal fratello che non sopportava la sua relazione trans, è il drammatico epilogo di una relazione osteggiata dalla famiglia per ragioni di genere. La proposta di legge che abbiamo approvato in commissione Giustizia è ora in attesa dell’esame dell’Aula. Non sarà facile, per via delle resistenze di certe forze politiche, ma credo fermamente che a fronte dei tanti, troppi, ripetuti casi di omofobia, sia dovere del Parlamento intervenire”. Così Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia alla Camera e deputato M5S.

“Occorre una legge seria e rigorosa contro l’omotransfobia. Che orrore l’uccisione di Maria Paola Gaglione, 22 anni, avvenuta sulla strada tra Acerra e Caivano, inseguita e speronata in moto dal fratello, perché non accettava la sua relazione con un transgender sembra cronaca da Medioevo. Che Paese è questo dove si perde la vita per amore? E dove si accusa una persona di essere infettata con l’omosessualità”. Lo dice il senatore del Misto Sandro Ruotolo. “Questa ennesima orribile vicenda – conclude – ci mostra come sulla parità di genere, sui diritti delle persone gay, lesbiche, transessuali dobbiamo tutti fare di più. Stop barbarie, si a una cultura del sostegno, dell’accoglienza, della tutela delle fragilità”.

A intervenire sulla vicenda e a ribadire il no al ddl Zan è Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia. Dal palco congressuale di Pomezia, infatti, Adinolfi ha sottolineato il no al disegno di legge commentando il tragico fatto di cronaca: “La persona che ha ucciso sua sorella è un assassino, se davvero l’ha fatto per ragioni legate all’orientamento sessuale del fidanzato di lei allora il codice prevede anche l’applicazione dei motivi abietti e futili, che fanno scattare le aggravanti. Ma non si sia così sciacalli da collegare a un dato emotivo la propaganda a favore del ddl Zan sulla omotransfobia, che nulla aggiungerebbe al profilo penale del caso in oggetto. Quel ddl serve solo a contrastare opinioni sgradite ed è figlio di una modalità violenta e totalitaria di regolare i conflitti tra idee diverse”.