I Millennials? Sono i nuovi Boomer! (e, perciò, fanno schifo)

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Attenzioni cari Millennials (-enta e -anta), siete i nuovi boomer (cioè “vecchi”), parola della Generazione-Z, quella composta cioè dai giovanissimi.
I cosiddetti “Z” (che non sono le truppe russe in Ucraina ma i più prosaicamente definibili come i “Duemila”, o giù di li) hanno ora messo nel mirino i Millennials (quelli nati tra il 1980 e il ’96): La colpa è niente meno che di essere i nuovi boomer sui social… Cortocircuito. Lacrime di coccodrillo, infatti, visto che sono stati i Millennials – a loro volta – a ridicolizzare per primi i (baby)boomer (cioè quelli nati tra il 1946 e il ’64).
Morale? Qualcosa si è spezzato, non sui social, ma a livello culturale e intergenerazionale. E’ sempre esistito un sano desiderio di emancipazione e affermazione dei “giovani” – le rivoluzioni, non sarà un caso, le hanno sempre fatte i giovani… – ma simili campagne d’odio, trasversali e mondiali, sincroniche e codificate da un algoritmo, mai. E’ un campanello d’allarme e segno dell’ipocrisia che attraversiamo (una delle tante, si dirà..) nel cosiddetto “occidente”.
Dalle nostre parti, infatti, si parla molto di inclusione, di diversità e tante altre belle parole che compongono il vomitevole brodo che ci viene propinato col nome di “sostenibilità”. Ma è davvero sostenibile e inclusivo un mondo che recita ossessivamente il mantra dei porti aperti, dell’elogio della cultura LGBTQ+, la cancellazione di ogni identità e di un non meglio definito “patriarcato”, e nel frattempo butta nel cesso tutte le generazioni precedenti? A ben guardare, stiamo perdendo pericolosamente terreno come civiltà, come esseri umani.
C’è un crescente disprezzo per ciò che ci ha preceduto (recente o lontano che sia) e per chi lo incarna. In questa corsa esasperata alla modernità più gretta e luccicante accettiamo così di gettare alle ortiche esperienza, saper fare, conoscenza del mondo e delle cose, memoria: in un concetto, noi stessi. La recente boutade dell’influencer che si sfogava con parole al vetriolo per togliere il diritto di voto ai “vecchi” (cit.) ha tanti precedenti, anche politici come Beppe Grillo avevano già detto la loro sull’argomento. 
Dunque, nessuno si scandalizzi puntando il dito, sentendosi senza peccato, perché siamo imbevuti di questo clima e spesso lo facilitiamo. Clima che ciclicamente restituisce il colpo alla generazione precedente: siamo all’autolesionismo permanente. La cultura della cancellazione diventa non solo mainstream ma un riflesso indotto, non mediato e non meditato.

(tratto da agi.it) – I Millennials sono i nuovi Boomer

L’obiettivo degli Z è prendere in giro i Millennial e tutti i loro sforzi concentrati per non far sembrare vecchia un’intera categoria dei propri contenuti su TikTok

Il tempo passa ormai ad una velocità supersonica, tanto che tutto invecchia velocemente. Persino i Millennnials, a quanto riferisce il Paìs, secondo il quale “i nati tra il 1980 e il 1996 sono già i più anziani della rete”, cioè Internet.

Stiamo parlando di quella generazione che, coccolata da sociologi e guru del marketing, ora viene presa in giro proprio su TikTok, ultimo verbo social, “il luogo dove va in scena l’ultima battaglia generazionale” come definisce la disfida il quotidiano madrileno, rappresentandola così in modo derisorio: “La pausa millenaria”, #MillennialPause, con tanto di hashtag.

Scrive il Paìs: “Coloro che ora hanno 20 anni realizzano video imitando lo smarrimento di un Millennial di 30 o 40 anni davanti alla telecamera. Premono play e simulano una pausa prima di iniziare a parlare. Quei due secondi, dicono, tradiscono l’età” perché un vero appartenente alla generazione Zeta, nato tra il 1997 e il 2012 e cresciuto registrando sempre se stesso, “è tenuto a sapere che la fotocamera di TikTok funziona sempre”.

L’obiettivo degli Z è prendere in giro i Millennial e tutti i loro sforzi concentrati per non far sembrare vecchia un’intera categoria dei propri contenuti su TikTok. La frase e la considerazione più derisoria degli Z verso gli M è questa: “Li riconosco su WhatsApp quando sullo schermo appare ‘scrivo’, passano due minuti e continuano a scrivere. Cosa mi manderanno? Una lettera? Quando finalmente arriva il messaggio, non manca una virgola o una lettera maiuscola, non c’è un’abbreviazione. Scrivono un whatsapp come se fosse una e-mail”, racconta Jaime Villarroel, classe 2002. Per la generazione Z, il punto è un segno inequivocabile di essere nati nel XX secolo.

L’interrogativo che ci si pone ora è se davvero la progressione di Internet ci fa “scadere” o invecchiare così velocemente? Le generazioni, infatti, si susseguono e si soppiantano sempre più velocemente: X, Millennials, Z, alpha… Gli ultimi seppelliranno e archivieranno tutti i precedenti? E in quanto tempo?

Oriol Bartomeus, professore di Scienze Politiche all’Università Autonoma di Barcellona, ​​​​fa notare che non esiste un unico modo per contare i gruppi sociali: “A seconda dei ricercatori si può considerare il modello del Pew Research Center, secondo cui ogni 15 o 20 anni nasce una generazione, oppure la teoria più classica di Ortega y Gasset, che conta un gap generazionale ogni 30 anni, o addirittura un modello meno rigido che sostiene che le generazioni sorgono dopo profondi cambiamenti storici, il che implicherebbe che non sarebbero le stesse tra i paesi”.

Le generazioni sono un’invenzione del marketing
Tuttavia, secondo il professore, “in ogni caso, il processo è solitamente più lento. Non c’è una generazione per decennio, l’eccesso di segmentazione ha più a che fare con i modelli di consumo e con la necessità del marketing, e non dell’accademia, di creare nuovi profili di consumo. Questa classificazione ha permeato il discorso sociale, ma non segue criteri demografici”, afferma Bartomeu. Annota invece in quotidiano: “La definizione originalissima di Millennial, formulata nel 1987 da William Strauss e Neil Howe, all’epoca non ebbe molta risonanza. Probabilmente fino a quando un reparto marketing non l’ha presa in carico. Ma secondo Google Trends, le ricerche per il termine sono iniziate tranquillamente nel 2005 e hanno raggiunto il picco nel 2013. Quindi tutti hanno cercato su Google per scoprire se lo fosse o meno”.

Ma è pure vero che “la percezione della nostra epoca è stata distorta da alcuni parametri di successo che si suppone si siano raggiunti a determinate età, come avere figli o comprare una casa. È sempre stato così, ma prima ti confrontavi con il tuo gruppo sociale; ora puoi farlo con tutti gli utenti di un social network”, sottolinea Devon Price, psicologo e professore alla Loyola University di Chicago.

Una cosa è certa: i vertici della generazione Z saranno spazzati via in pochi anni dalla nuova generazione alfa. Il punto, però, è che si è sempre già tutti vecchi o lo saremo ancor di più tra un minuto. Anzi, di minuto in minuto…