(Cuib Femminile di Raido)
Ed ecco arrivare un’altra notizia in perfetto stile Gattaca, ancora una volta dai nostri “amici” oltreoceano.
Alla fine del 2025, la startup biotecnologica Nucleus Genomics ha lanciato una campagna pubblicitaria nella metropolitana di New York: cartelloni con volti di neonati e slogan che tradotti suonano come “Ottieni il tuo bambino migliore” o “Questi bambini hanno ottimi geni”. In pratica, quando una coppia crea più embrioni in laboratorio, questi vengono analizzati geneticamente e accuratamente selezionati prima dell’impianto.
Il servizio — con un costo iniziale di circa 10.000 dollari — promette di confrontare fino a venti embrioni per individuare quello con il minor rischio di malattie e, potenzialmente, con le caratteristiche ritenute più favorevoli. Nei report possono comparire dati su altezza, colore degli occhi, indice di massa corporea e persino stime statistiche legate al quoziente intellettivo. Esiste anche un’app, “Pick your baby”, che consente ai genitori di visualizzare in anticipo alcune di queste informazioni.
Il messaggio è chiaro: puoi scegliere il figlio con i geni migliori . Al di là delle opinioni a sostegno, che non brillano certo per acume e profondità, il punto resta uno: tra più possibili vite umane, l’uomo, al culmine di un delirio di onnipotenza, ne sceglie una.
Inoltre, un sistema che seleziona gli embrioni in base ai loro tratti genetici introduce inevitabilmente una gerarchia tra vite umane: nelle famiglie più abbienti, che possono permettersi questo tipo di servizi, vi sarà un maggior numero di individui geneticamente “ottimizzati ”. In definitiva, alcune vite umane saranno preferibili ad altre prima ancora di esistere.
E le altre? Che ne sarà degli embrioni fecondati che non saranno ritenuti all’altezza di nascere? Sembra che la parola “etica” sia scivolata fuori dal vocabolario di molti. Per anni, scenari simili sono stati raccontati dal cinema come distopie: mondi in cui gli esseri umani venivano selezionati prima ancora di nascere, progettati, classificati, innestati. Mondi che osservavamo con inquietudine, seduti davanti a uno schermo.
E invece, passo dopo passo, li stiamo costruendo davvero.
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